
Tra sequestri di cocaina e canapa, la lotta agli stupefacenti non conosce soste. Con operazioni quotidiane e numeri importanti. I giorni scorsi al porto di Gioia Tauro i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e il personale dell’Ufficio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno sequestrato una partita di «cocaina purissima» di 248 chili.
Due container ai raggi x
L’operazione è scattata quando, nell’ambito dei controlli finalizzati a intercettare eventuali carichi di sostanza stupefacente gestiti dalla criminalità organizzata, sono partite le ispezioni di due container provenienti da Paesi d’oltreoceano che trasportavano autoveicoli usati e sacchi di sesamo. I due container, come fa sapere con una nota l’Agenzia delle dogane e monopoli, «sono stati dapprima sottoposti a scansione radiogena, utilizzando le apparecchiature scanner e successivamente a un’accurata ispezione con l’ausilio delle unità cinofile in forza al Gruppo della Guardia di finanza di Gioia Tauro».
40 milioni di euro
All’interno sono stati scoperti e sequestrati 217 panetti di cocaina per un peso complessivo di 248 chili nascosti all’interno di contenitori. Se immessa sul mercato, la droga avrebbe potuto fruttare, secondo un stima degli inquirenti, un introito stimato in circa 40 milioni di euro. Nell’anno in corso i sequestri di stupefacenti al porto di Gioia Tauro, ammontanti a circa 4,8 tonnellate, hanno già superato il corrispondente dato del 2024.
A Cagliari sequestrate 4 tonnellate di canapa
A Cagliari il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro di circa 4 tonnellate di canapa (tra cui 2.467 piante, oltre 1.400 chili di infiorescenze, 12 litri di olio, resine e 42 kg di polline) eseguito lo scorso 29 ottobre dai militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza e convalidato dalla Procura della Repubblica.
La segnalazione dell’unità aerea
L’inchiesta era partita da una segnalazione della Sezione aerea delle Fiamme gialle di Elmas che, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, «aveva individuato una presunta piantagione di cannabis nell’agro di Assemini». Un fondo rustico concesso in locazione a una una ditta individuale impegnata nella “coltivazione di piante per la preparazione di fibre tessili, spezie, piante aromatiche e farmaceutiche”.











