La Manovra 2027 appena delineata dal Consiglio dei ministri prevede un salvadanaio previdenziale per ogni nuovo nato, aperto presso l’Inps, con un contributo pubblico di 100 euro all’anno fino al 18esimo anno di età. L’obiettivo della misura dovrebbe essere quello di incentivare i giovani a costruirsi una pensione di scorta fin dai primi anni di vita, considerando che quella pubblica è destinata inesorabilmente a ridursi con il metodo contributivo a pieno regime dal 2035. La norma (art. 58 della Manovra) stabilisce però solo l’impianto generale: le modalità concrete di apertura, versamento, gestione e utilizzo dovranno poi essere precisate con i provvedimenti attuativi (decreto ministero del Lavoro) o durante l’iter parlamentare.
Se per i singoli la somma rischia di avere per lo più un valore simbolico, nel complesso le risorse da gestire saranno ingenti e fanno già gola ai vari operatori del settore finanziario. E anziché affrontare il vero nodo della questione, ovvero chiedersi se un versamento pubblico di 100 euro all’anno sia davvero in grado di generare una protezione previdenziale significativa, il dibattito si è subito concentrato sulla governance da dare al nuovo strumento: la posizione resterà interamente nelle mani dell’Inps? Se e come saranno investite le somme, ma soprattutto a chi sarà affidata la gestione finanziaria del fondo? Solo a Cdp come è previsto nel testo della Manovra o riusciranno a ripartirsi la torta anche le banche e le assicurazioni?
Domande comprensibili, perché dall’architettura finanziaria del nuovo strumento previdenziale dipendono costi, rendimenti, trasparenza e, soprattutto, la fiducia delle famiglie. Una risorsa, quest’ultima, che il sistema non può permettersi di tradire. Altrimenti, l’intero valore educativo dell’iniziativa governativa andrebbe letteralmente in fumo.
Oltre all’eseguità del contributo statale, per il quale è stata peraltro stanziata la copertura solo per il primo anno, sarebbe opportuno ragionare anche sulla «possibilità di ritirare la somma accumulata al raggiungimento della maggiore età per iscriversi all’università o per avviare un’attività», come annunciato dalla premier Meloni nella conferenza stampa di presentazione della Manovra. Così, non si diffonde la cultura previdenziale.
Le specifiche ipotesi di riscatto dovranno essere definite dal decreto attuativo. C’è quindi tempo per ripensarci. Anche perché pur considerando che si riesca a riconoscere un rendimento annuo netto del 4%, il montante al 18esimo anno sarebbe pari a 2.667 euro nominali. Una cifra che forse basterà per iscriversi al primo anno di università, ma piuttosto limitata per avviare un’attività. Se conservata fino al pensionamento (a 67 anni) il montante (sempre nominale) arriverebbe a 33.400 euro, da sommare alla pensione pubblica, al netto dei contributi aggiuntivi che i familiari e i ragazzi quando crescono possono anche loro versare.
