Storie Web giovedì, Settembre 24

Davanti alla platea di Gioventù nazionale, la premier Giorgia Meloni ha annunciato l’imminente arrivo di un provvedimento che metterà un tetto al numero di alunni stranieri nelle classi. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha precisato che il criterio sarà «puramente linguistico» e ha assicurato che il decreto non disarticolerà le classi, ma la misura continua a sollevare polemiche. Dagli Stati Uniti alla Svezia, i modelli adottati dagli altri paesi occidentali in materia di inclusione dei bambini immigrati nei sistemi scolastici sono vari. Tutti, però, seppur con declinazioni diverse, partono dalla comprensione della lingua e si muovono su una direttrice precisa: nessuna quota percentuale o tetti rigidi, ma test linguistici e classi di transizione temporanee.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’Europa

In Germania viene affidata ai singoli Länder la regolamentazione sul tema, ma il modello adottato prevede l’inserimento temporaneo dei bambini che non conoscono la lingua in classi speciali (Willkommensklassen). L’obiettivo è portarli a un livello minimo prima di aggregarli al resto degli alunni. L’idea alla base del sistema francese è simile. L’integrazione avviene in due step. Gli alunni, che vengono seguiti dall’Unité Pédagogique pour Élèves Allophones Arrivants, sono inseriti subito nelle classi ordinarie per le materie non verbali (come arte, ginnastica o matematica), mentre per un certo numero di ore a settimana devono seguire corsi di francese. Nei Paesi Bassi i bambini delle scuole primarie che non conoscono la lingua vengono introdotti in classi ponte con corsi intensivi. Possono frequentarle a tempo pieno, a tempo parziale o come prolungamento della giornata scolastica.

Diverso è il modello britannico, che prevede una vera e propria “full immersion” e non contempla classi di transizione. Gli alunni stranieri studiano fin da subito al fianco dei coetanei, con il supporto di docenti specializzati in compresenza all’interno dell’aula.

Più complessa è la situazione del Belgio, dove il sistema varia tra le comunità linguistiche. Se nelle Fiandre sono previsti corsi intensivi nelle taalheldklassen, nella comunità francofona gli alunni possono essere inseriti nei programmi Daspa, con corsi intensivi di francese e delle materie di base per un massimo di 18 mesi, oppure ricevere un sostegno linguistico attraverso il dispositivo FLA, che non è necessariamente una classe separata.

I paesi scandinavi

In Svezia esiste lo status di “neo-arrivato” per un massimo di quattro anni dall’ingresso nel paese. Gli studenti che non parlano svedese sono inseriti in classi preparatorie speciali (förberedelseklass), ma vengono al contempo integrati nella classe ordinaria.

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