Storie Web domenica, Maggio 10

I maggiori pianeti nani oltre l’orbita di Nettuno, Plutone non è neppure il più grande / Nasa

Tra il suolo e i 100 chilometri di altezza, un limite fissato arbitrariamente per riferimento, la nostra atmosfera è più o meno densa e le molecole sono più o meno in agitazione, a seconda della temperatura. Se il Sole scalda l’atmosfera le molecole acquistano energia termica e la trasformano in velocità. Pensiamo pure a delle palline che si muovono, immagine che farebbe inorridire un fisico, ma che ci permette di capire.

Su queste palline che si muovono continuamente agisce la forza di attrazione gravitazionale, che le tiene vincolate alla Terra, ma se per qualche motivo una pallina riceve energia e riesce a raggiungere la velocità di 11,2 chilometri al secondo, chiamata velocità di fuga dalla Terra, allora può andarsene via, e noi la perdiamo. Più piccolo il corpo, quindi meno massa e meno attrazione gravitazionale, e più bassa la velocità di fuga. Per esempio, la Luna l’atmosfera l’ha persa perché ha una forza di gravità molto minore della Terra per via della massa molto minore. Mercurio è piccolo, 4880 chilometri circa, e in più è vicinissimo al Sole, quindi le molecole della sua atmosfera, se mai c’è stata, ricevevano un sacco di energia e se ne sono scappate subito. Più energia e meno forza di gravità è eguale a fuga più facile. Nel cosmo è molto spesso materia di trovare un equilibrio fra forze contrapposte.

Ora, in un corpo solido come un pianeta nano di 480 chilometri di diametro la velocità di fuga è bassissima, e quindi la scoperta di uno strato di atmosfera gassosa è sconcertante, in quanto, per quel che abbiamo appena detto, avrebbe dovuto andarsene molto presto dopo la formazione, oppure anche, date le temperature da quelle parti, siamo sui 230 gradi sotto lo zero, una eventuale atmosfera avrebbe dovuto congelare subito e precipitare come ghiaccio al suolo.

Invece niente, dallo studio giapponese è evidentissima la presenza di una atmosfera gassosa. Hanno osservato, da vari osservatori del Giappone, quel piccolo pianeta il 10 gennaio 2024, mentre passava davanti a una stella distante. In una situazione del genere il pianeta occulta la stella, se vogliamo usare altre parole, spegne per un breve periodo la luce di quella stella, la oscura, ma lo fa in modo deciso. Se invece, come è successo, la luce della stella si affievolisce a poco a poco man mano che il pianetino si avvicina e poi scompare, allora vuol dire che prima dell’occultazione completa la luce viene affievolita da una atmosfera del pianetino. È un po’ quello che abbiamo qui sulla Terra all’alba e al tramonto, quando il sole non va via, o appare, improvvisamente, ma si affievolisce per via dell’atmosfera.

Insomma, Plutone è uno dei tanti oggetti celesti che sta verso la fine del sistema dei pianeti, oltre Urano, che fino alla fine del secolo scorso pensavamo fosse popolato solo da uno strano pianeta, Plutone stesso, con un’orbita molto diversa dagli altri pianeti.

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