Il Dna ambientale, ossia l’insieme delle tracce genetiche che un organismo lascia dietro di sé nell’ambiente, ha permesso di scoprire la presenza di un nuovo abitante del Mar Mediterraneo, finora mai avvistato direttamente: si tratta del capodoglio pigmeo, nome scientifico “Kogia breviceps”, che si riteneva completamente assente da queste acque.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Mammal Review, si deve al gruppo di ricerca internazionale guidato dall’Università di Milano-Bicocca e al quale hanno partecipato anche la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra) di Roma.

“Il Dna ambientale ci ha permesso di “vedere” una specie che era sempre rimasta nascosta – afferma Elena Valsecchi, che ha guidato lo studio – dimostrando che c’è ancora tantissimo da scoprire anche nei mari che pensavamo di conoscere a fondo”.

I ricercatori hanno prelevato campioni di acqua di mare viaggiando su traghetti commerciali: in totale, sono stati raccolti 12 litri d’acqua per ciascuno dei 393 punti di campionamento.

Un esemplare di Kogia breviceps – Credito: Robin Baird

Dieci campioni diversi contenevano il Dna del K. breviceps, un elusivo cetaceo che raggiunge i 3-3,5 metri di lunghezza e si nutre principalmente di calamari. Le tracce sono distribuite in un’area molto vasta, che si estende dal Mar Tirreno fino allo Stretto di Gibilterra.

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