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«Le prospettive? Lo scorso anno nel mercato Usa siamo già arrivati a 4,5 milioni di dollari, che pensiamo di raddoppiare nel 2026».
Nell’anno nero dei dazi arriva proprio dagli Stati Uniti la spinta principale per Barbara Sala, Ceo di Delcon, produttore bergamasco di apparati trasfusionali arrivato al nuovo record di ricavi, oltre i 14 milioni di euro, in progresso del 25% rispetto all’anno precedente. Business sviluppato per oltre il 90% oltreconfine, con il mercato statunitense diventato in pochi anni il principale sbocco.
«Nonostante i dazi, che abbiamo in parte assorbito, trasferendo ai clienti solo qualche punto percentuale di aumento, negli Stati Uniti vediamo ottime prospettive. Nei prossimi due anni abbiamo ottenuto ordini per quasi otto milioni di dollari, grazie alla fornitura di oltre duemila dei nostri dispositivi».Oggetti hi tech (le bilance “Milano”, i sigillatori “Roma” e la piattaforma che utilizza l’AI per incentivare le donazioni OpenChair) che consentono di ottimizzare le procedure di trasfusione, controllando il processo e permettendo poi di separare correttamente a valle le tre componenti principali, cioè plasma, globuli rossi e piastrine.
Strumenti di ambito medicale e destinati ai centri di raccolta sangue, su cui l’azienda ha però innestato robuste dosi di design, tanto da conquistare il compasso d’oro nel 2022 per il prodotto realizzato insieme al centro di ricerca Cefriel.«L’essere made in Italy è il nostro elemento distintivo – spiega l’imprenditrice -, un patrimonio che sviluppiamo a partire dal nome del prodotto e dal design, su cui abbiamo investito in modo convinto: in media il 15% dei nostri ricavi è al servizio dell’innovazione».
Ad oggi sul mercato statunitense l’azienda è presente in 35 Stati e si avvicina a una quota di mercato del 50% nel segmento specifico delle bilance per la raccolta di sangue intero, rapida espansione oltreatlantico che ha contribuito in modo decisivo a trainare la crescita del fatturato.










