Storie Web giovedì, Maggio 28

Al cielo non la si fa, anche questo è parte del risultato della guerra fra Usa e Iran, e c’è parecchio da imparare. Che si menta un po’ in queste situazioni, come fanno i pescatori che, se prendono un pesce di 10 centimetri, lo raccontano come uno squaletto da mezzo metro, lo si sa dai tempi delle guerre fra gli Assiri e i Babilonesi. Oggi però, grazie alle tecnologie satellitari, la verità viene a galla.

L’inchiesta del Washington Post

È la lezione che viene da un’inchiesta a più mani del Washington Post, per verificare la veridicità delle dichiarazioni americane sui danni provocati dai bombardanti dell’Iran alle infrastrutture delle basi statunitensi in vari Paesi del Golfo.

Secondo i risultati della convincente analisi, sono state fortemente danneggiate o distrutte ben 228 strutture militari Usa in Medio Oriente: hangar, caserme, depositi di carburante, aerei, radar, comunicazioni e difesa aerea. Soprattutto la quantità e qualità dei danni inferti dall’Iran è parecchio maggiore a quanto riconosciuto pubblicamente dal governo statunitense.

Non è servita poi a molto la richiesta del governo Usa di non mettere in circolazione immagini satellitari delle zone del conflitto, allargato praticamente a tutto il Medio Oriente, dagli Emirati Arabi Uniti fino a Israele. I maggiori fornitori commerciali si sono attenuti alla richiesta del loro principale cliente, ma le Agenzie iraniane, di concerto con la Cina, che vanta un buon numero di satelliti anche militari di geo osservazione, hanno continuato a diffondere le loro immagini, con lo scopo ovvio di dimostrare che la realtà giocava a favore della loro azione bellica.

Le fonti delle immagini

Chi ha fatto l’inchiesta ha usato per confronto anche immagini delle stesse zone provenienti dal sistema di satelliti della UE, Copernicus, e con le poche immagini ad alta risoluzione disponibili da provider privati. Alla fine, ne sono rimaste solo cento comprovate.

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