Storie Web lunedì, Ottobre 12

I pastori sardi scendono di nuovo in piazza. Perché con il latte a 1,40 euro a litro «si lavora in perdita» e il settore continua a fare i conti con la crisi. L’appuntamento a Cagliari, sotto il palazzo del Consiglio regionale. Un’iniziativa annunciata e decisa dopo l’assemblea del 2 ottobre e poi supportata da un tam tam sui social lanciato dai coordinatori della protesta Mario Carai, Gianuario Falchi, Fabio Pisu e Nenneddu Sanna, sotto il palazzo del Consiglio regionale.

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Tutti in piazza perché «chi ci governa, giù a Cagliari, sarà chiamato a prendere seriamente in considerazione il peso e le difficoltà del nostro comparto».

1,40 euro a litro non bastano

Una delle priorità indicate dal movimento dei pastori sardi «senza bandiera» è quella di rivedere il prezzo del latte, dagli attuali 1,40 a litro ad almeno 1,50 perché altrimenti, come sottolineato da Gianuario Falchi durante la manifestazione, «si lavora in perdita». Tra le richieste non c’è solo il prezzo del latte, ma ci sono anche i rincari con cui l’intero comparto deve fare i conti. Da quelli dell’energia elettrica e del carburante, sino ai costi del mangime.

Non a caso i pastori parlano di situazione «peggiore di quella del 2019 quando un quintale di mangime costava 25-30 euro contro i 55 euro di oggi, il concime a 35 euro e ora 120 e il gasolio agricolo passato dai 50 centesimi al litro di 7 anni fa a 1,70 di oggi».

Una soluzione concreta

Per Fabio Pisu, uno dei portavoce, è necessario che si inizi a ragionare per trovare una soluzione concreta anche per il blocco delle movimentazioni dei bovini che stanno creando grosse difficoltà alle aziende». Anche perché, come sottolineato dai rappresentanti del movimento «il comparto garantisce circa 100 mila posti di lavoro».

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