Storie Web mercoledì, Marzo 25

“Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On.Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi”. Così Daniela Santanchè nella lettera di dimissioni alla premier Giorgia Meloni. “Non ti nascondo un pò di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”. 

Sono passati 13 mesi da quando la ministra del Turismo Daniela Santanchè intervenne in parlamento. Era il 25 febbraio 2025, e il contesto era quello, concitato, relativo alla discussione e al voto sulla mozione di sfiducia individuale contro di lei alla Camera dei deputati. 

In Fratelli d’Italia le dimissioni erano ritenute “scontate” da Giovanni Donzelli, per alcuni parlamentari di alto rango addirittura era già cosa fatta. Sicuramente l’obiettivo, come aveva detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, era non arrivare a discutere la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni, calendarizzata a partire da lunedì: “Penso non sarà necessaria”, aveva detto Ciriani in transatlantico.

La questione delle dimissioni di Santanchè era ormai in piedi da mesi, la ministra aveva dichiarato davanti all’Aula che non intendeva fare alcun passo indietro, aggiungendo però una clausola esplicita: si sarebbe dimessa solo se a chiederglielo fosse stata “la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”. Questa frase è stata ripresa più volte come una sorta di “patto” politico: finché Meloni tace, la ministra resta. 

Ma ieri qualcosa è cambiato, perché è stata proprio la premier ad “auspicare” un passo indietro della ministra del Turismo in una nota pubblica, praticamente un inedito nella storia della Repubblica, come ricordano oggi diversi quotidiani. 

Dopo l’auspicio di Meloni attraverso la nota di Palazzo Chigi per le dimissioni di Santanchè, sul modello di quanto già avvenuto con il sottosegretario Andrea Delmastro e il capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, la ministra a stretto giro aveva dichiarato attraverso una nota del suo ministero che oggi si sarebbe trovata al suo posto di lavoro regolarmente

 

I  guai giudiziari: Visibilia, falso in bilancio e truffa all’Inps

Sul piano giudiziario, la situazione di Santanchè è complessa e stratificata, con due procedimenti principali che la vedono coinvolta a Milano. Il primo riguarda la società Visibilia, fondata e gestita dalla ministra fino al 2021, su cui la Procura l’ha iscritta nel registro degli indagati per presunto falso in bilancio e per un’ipotesi di bancarotta; nel 2025 il Tribunale di Milano l’ha rinviata a giudizio sul capo di falso in bilancio, mentre l’istruttoria sulla bancarotta resta in corso

Il secondo filone è quello della cosiddetta “truffa Covid” ai danni dell’Inps, legato alla gestione della cassa integrazione della Visibilia: la Procura ha chiesto l’udienza preliminare e, dopo la conferma della competenza da parte della Cassazione, il giudice di Milano ha fissato l’udienza del 26 marzo per decidere se rinviare nuovamente a giudizio la titolare del Turismo.

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