Storie Web lunedì, Ottobre 5

Spagna, ancora proteste contro le speculazioni nel mercato delle case

Sanchez: «Scelta è tra retrocedere con ultradestra o avanzare»

«È arrivato il momento in cui voi spagnoli e spagnole decidiate che futuro volete per voi e per il vostro paese, se volete unirvi all’ondata di estrema destra che regredisce ovunque governa» o se «volete che la Spagna continui ad essere un baluardo di apertura e giustizia sociale», «se volete che il Paese retroceda o continui ad avanzare», ha aggiunto il premier spagnolo.

Il pressing del Psoe e le tensioni sociali

La decisione, secondo quanto riferito da El País, sarebbe maturata al termine di un fine settimana di riflessione nel quale Sánchez avrebbe valutato tanto gli equilibri interni al Psoe quanto la crescente pressione sociale. Nel partito, infatti, la maggioranza spingerebbe per il voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un’opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale. Il ragionamento dei socialisti è che, dopo il voto contrario di Junts – la forza catalanista di destra di Carles Puigdemont, che si è unita al Partito Popolare e a Vox nel ’no’ in Aula ai decreti – diventa sempre più difficile immaginare un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l’azione del governo.

Il tema della casa, che mobilita milioni di spagnoli, offre al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull’emergenza abitativa. “Ora c’è un’opportunità”, è quindi il convincimento che prende piede nel partito. Una strategia che consentirebbe al premier di presentarsi non soltanto come il capo di un governo sconfitto in Parlamento, ma come il leader che chiede agli spagnoli un mandato più forte per poter governare. Lo scenario, al quale avrebbe lavorato nelle ultime 48 ore il ’nucleo duro’ del presidente alla Moncloa, è una soluzione più complessa e politicamente audace: convocare le elezioni e, nello stesso tempo, riproporre almeno una parte delle misure sulla casa attraverso un nuovo decreto. È quello rilanciato da El Independiente e analizzato anche da El País. Lo scioglimento delle Cortes non impedirebbe infatti al governo, fino alle elezioni, di esercitare le proprie funzioni e di adottare nuovi decreti-legge.

La differenza sarebbe nella procedura di convalida. Con il Parlamento sciolto, il voto di convalida passerebbe dalla plenaria del Congresso alla Diputación Permanente, l’organo che esercita alcune delle funzioni delle Camere durante la fase di scioglimento. Qui la maggioranza richiesta sarebbe di 35 voti su 69. Psoe e Sumar, i partiti della coalizione di governo, ne controllano 31 e avrebbero quindi bisogno di altri quattro voti. Questi potrebbero arrivare da EH Bildu, Erc, Podemos e Pnv, formazioni che avevano già sostenuto il primo decreto sulla protezione dagli sfratti. In questo scenario, il voto contrario di Junts diventerebbe irrilevante.

Lo scudo anti-sfratti

Una strategia che permetterebbe a Sánchez di riproporre almeno il cosiddetto scudo anti-sfratti anche con le Cortes sciolte, offrendo una risposta concreta alla pressione delle piazze. Il premier potrebbe così presentarsi agli elettori contemporaneamente come il capo del governo che convoca il Paese alle urne e come il leader che, fino all’ultimo giorno, tenta di intervenire sulla crisi abitativa. È una via stretta, ma potrebbe rappresentare per Sánchez una possibile uscita dalla crisi.

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