Storie Web venerdì, Ottobre 30

«Israele deve rimanere un’economia aperta. Siamo fortemente contrari all’autosufficienza. Dobbiamo recuperare i rapporti con i Paesi europei, porre fine all’isolamento internazionale, chiudere gradualmente i fronti ancora aperti». Ofer Sachs conosce bene l’Italia, dove è stato ambasciatore di Israele dal 2016 al 2019. Tra pochi giorni assumerà la direzione generale della Associazione industriale di Israele. Dal suo nuovo ufficio a Tel Aviv spiega al Sole 24 Ore le sfide dell’economia israeliana in un periodo particolarmente complesso.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Netanyahu ha invitato Israele a prepararsi a nuove sanzioni e a una riduzione degli aiuti americani, proponendo un’economia autosufficiente e un sistema di criptovalute. Israele può rinunciare ai mercati globali?

Spero che il premier abbia usato questa argomentazione per la campagna elettorale. Netanyahu predicava la globalizzazione, un’economia aperta, l’integrazione nell’economia occidentale. Sono fortemente contrario a questa dichiarazione. La crescita degli ultimi vent’anni è legata alla nostra capacità di commerciare ed essere competitivi. La Banca d’Israele ha reagito con forza. Noi industriali abbiamo fatto lo stesso. Anche se Israele dovrà affrontare difficoltà, questa non è la soluzione.

L’economia israeliana ha resistito alle guerre. Ma con sette fronti aperti e riservisti lontani dal lavoro anche per 400 giorni, quanto può reggere?

Negli ultimi dodici mesi la Borsa è cresciuta di quasi il 30%, del 16% da gennaio. Nonostante i sette fronti aperti, industria e alta tecnologia continuano a crescere. Ma le spese della guerra influenzeranno la crescita. Ho fiducia nella nostra capacità di riprenderci. Il prossimo governo dovrà contenere i costi. La Difesa dovrà utilizzare ogni shekel in modo efficiente.

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