Roma si blinda per il corteo No Kings e schiera un dispositivo di sicurezza straordinario. Oltre 1.000 uomini delle forze dell’ordine – tra polizia, carabinieri e Guardia di finanza – presidieranno oggi la Capitale in vista della manifestazione che partirà alle 12 da piazza della Repubblica. L’obiettivo del Viminale è chiaro: prevenire infiltrazioni, isolare eventuali frange violente e mettere in sicurezza una giornata considerata ad alto rischio sotto il profilo dell’ordine pubblico. Sotto monitoraggio le aree più sensibili, come sedi diplomatiche e istituzionali.
Platea in aumento
I numeri spiegano da soli il livello di allerta. Gli organizzatori parlano di almeno 15mila partecipanti, ma la platea è destinata ad allargarsi per l’adesione di numerose sigle, tra cui anche la Cgil. Ed è proprio l’ampiezza della mobilitazione, unita alla capacità di richiamo politico e simbolico dell’evento, ad aver spinto gli apparati di sicurezza a predisporre un piano capillare di controllo del territorio.
Autostrade , ferrovie e metropolitane
Sotto osservazione ci sono soprattutto i punti d’accesso alla città: caselli autostradali, scali ferroviari, fermate della metropolitana. È lì che si concentra una parte decisiva del filtro preventivo messo a punto dalle autorità, per monitorare gli arrivi e intercettare sul nascere eventuali presenze ritenute sensibili. Il timore è che gruppi organizzati possano sfruttare la visibilità del corteo per inserirsi nel flusso dei manifestanti, alzare la tensione e trasformare la piazza in un terreno di scontro.
I rischi
L’attenzione degli investigatori si concentra anche sulla partecipazione annunciata di ambienti dell’area antagonista e di realtà vicine al centro sociale Askatasuna, storica espressione dei movimenti autonomi e da tempo monitorata dagli apparati di sicurezza. In questo quadro, il corteo viene letto non soltanto come un appuntamento di protesta, ma come un possibile snodo politico da osservare con attenzione, anche per le sue ricadute future.
Gli ambienti estremisti, osservano fonti qualificate, potrebbero infatti provare a capitalizzare nel tempo il seguito raccolto dalla mobilitazione ProPal, rimodellando l’antimilitarismo in chiave anti-riarmo e consolidando, lungo questa direttrice, i legami con reti transnazionali affini. Un processo che viene seguito con attenzione perché potrebbe saldare, dentro una stessa cornice di mobilitazione, istanze radicali, attivismo ideologico e circuiti di protesta già emersi negli ultimi mesi.










