Una caduta attesa, puntualmente verificata nei numeri. Gli ordini di macchine utensili nei primi tre mesi dell’anno si riducono infatti di quasi 30 punti, rendendo evidente la situazione di stallo più volte segnalata dalle imprese. Uno stallo indotto dalla nebbia continua sul fronte dei nuovi incentivi ad investire.
A mesi di distanza dal varo della Legge di Bilancio mancano infatti ancora le norme attuative dei nuovi bonus 5.0, in assenza delle quali molte aziende clienti, per non rischiare passi falsi (pur in presenza di regole formalmente valide da gennaio 2026), hanno preferito congelare gli ordini fermando gli investimenti. Si ripete così il copione già visto per Transizione 5.0, misura di sgravio fiscale annunciata a fine 2023 dal Governo ma resa operativa attraverso il portale Gse soltanto alla fine dell’estate dell’anno successivo, ingessando dunque a lungo il mercato interno.
«Come è possibile – commenta il presidente di Ucimu Riccardo Rosa – trovarsi nella medesima situazione del 2025, appesi ai continui annunci e ritrattazioni delle nostre autorità di governo? Per come è stato pensato l’iperammortamento dovrebbe sostenere l’innovazione della nostra industria e invece costringe le aziende ad aspettare. Sospese tra un decreto attuativo e uno direttoriale, congelando di fatto le trattative che, al momento, sono anche numerose. Insomma, la volontà di investire da parte degli utilizzatori italiani c’è ma niente si muoverà fino a che non saranno comunicate tutte le tecnicalità della misura».
Il vantaggio, rispetto al passato, è la stabilizzazione della norma, operativa fino al 2028. Scelta – spiega Ucimu – accolta con grande favore, a cui però si contrappone la frustrazione per l’impasse attuale.
«Questa attesa – aggiunge Rosa – che di fatto si protrarrà per una buona prima parte del 2026, ci ha fatto tornare immediatamente indietro all’esperienza davvero frustrante del 5.0. Il punto è che il mondo manifatturiero, come ha già avuto modo di affermare il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, non solo è preoccupato per il contesto geopolitico ma è anche sconfortato dalla lentezza con cui si muovono i rappresentanti delle istituzioni governative, sia su base nazionale che europea».
