Storie Web domenica, Aprile 6
Notiziario

E’ Robert Wilson a inaugurare, di fatto, il Salone del Mobile 2025: lo fa con un’installazione, «Mother», al Museo della Pietà Rondanini, all’interno del Castello Sforzesco, dialogando con il capolavoro di Michelangelo e le musiche di Arvo Pärt. Un omaggio alla luce, all’arte, alla città, realizzato in collaborazione con il Comune di Milano, Mother è la prima installazione del Salone del Mobile che apre al pubblico: sarà infatti visitabile da domani, domenica 6 aprile, con un ponte ideale con Milano Art Week, per poi chiudere il 18 maggio, offrendo alla città la possibilità di prenotare la visita oltre la settimana del design.

Da Euroluce all’arte

Nell’anno di Euroluce (che si alterna con Eurocucine, che sarà all’interno del Salone del Mobile 2026), il celebre artista americano firma un’opera dedicata all’opera che, insieme all’Ultima Cena di Leonardo, viene spesso pensata come la più iconica di Milano. Nel rispetto dell’allestimento progettato nel 2015 da Michele De Lucchi nell’Ospedale Spagnolo, Wilson, maestro nell’uso creativo della luce, dà vita a un’installazione, che si misura con la potenza del “non finito”, un’energia sospesa tra la materia e il pensiero, in dialogo drammaturgico con Stabat Mater, preghiera medievale nella versione vocale e strumentale del compositore estone Arvo Pärt. In essa cela una riflessione profonda sulla dimensione del tempo e dello spazio. «Mother non è una scenografia, ma un respiro, un’apertura, un invito alla contemplazione. È un dialogo tra luce, ombra e suono, un’esperienza che non racconta, ma accoglie, lasciando che lo spettatore trovi il proprio spazio interiore, la propria intima risonanza emotiva – si legge nella presentazione -. Per questo incontro straordinario tra arte e luce, Wilson ha scelto la musica di Arvo Pärt, con il quale condivide una visione del tempo e dello spazio fatta di silenzi strutturati e attese vibranti.

Robert Wilson illumina la Pietà del Rondanini alla vigilia del Salone del Mobile

Il ruolo della luce

«La luce è ciò che dà forma allo spazio. Senza luce, lo spazio non esiste. Albert Einstein diceva che la luce è la misura di tutte le cose. Per me è sempre il punto di partenza: non è solo un elemento tecnico, ma una presenza viva, l’inizio di tutto – racconta Robert Wilson -. Quando ho visto per la prima volta la Pietà Rondanini di Michelangelo, sono rimasto seduto di fronte all’opera per più di un’ora. Poi mi sono alzato e ho iniziato a camminarle intorno. Ho percepito un’energia potente, una presenza quasi mistica. Forse è proprio il fatto di essere incompiuta che la rende così straordinaria. È come una finestra aperta, uno spazio sospeso tra il visibile e l’invisibile. Mi ha regalato un tempo diverso, uno spazio nuovo in cui pensare, sognare. L’idea di metterla in scena mi ha colpito profondamente: la Pietà non aveva bisogno di una scenografia ma di uno spazio, di un respiro, di silenzio, perché chi la osserva possa perdersi nei propri pensieri e nelle proprie emozioni. È, allora, che ho pensato alla musica di Arvo Pärt. C’è qualcosa di comune tra la sua musica e questo capolavoro: un senso del tempo che si dilata, uno spazio che si apre e accoglie. Insieme, arte e musica non raccontano, non spiegano: semplicemente, ci permettono di provare emozioni».

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