Storie Web giovedì, Aprile 2

Rumore, fuoco dai motori, fumo come se ne vede raramente e la missione Artemis II è partita, alle 2:39 italiane del 2 aprile. Ha fatto penare parecchio recentemente, per le solite valvole che perdevano carburante, situazione ovviamente pericolosissima in un vettore quasi 100 metri che, per oltre 60, è costituito da un gigantesco serbatorio di carburante altamente esplosivo.

Tutto è però andato bene: giornata splendida e i quattro nuovi eroi lunari, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch di Nasa e il canadese Jeremy Hansen, sono partiti per il viaggio di dieci giorni che li porterà oltre la Luna, dove mai nessun umano è arrivato, e poi di nuovo a casa. Faranno esperimenti, rilasceranno dei piccoli satelliti che hanno obiettivi precisi e vedranno la Luna da molto vicino, ma solo dal finestrino. Comunque, non è poco, anzi: probabilmente è quanto ricorderanno per il resto della loro vita. Ci manderanno una nuova immagine del nostro azzurro pianeta da quella distanza, facendo il verso alla foto storica che conosciamo come «Earthrise», scattata il 24 dicembre 1968, in cui si vede la Terra sorgere sull’orizzonte lunare.

È andato tutto bene, forse non troppa gente a Cape Canaveral, con ombrelloni e sedie a sdraio, a godersi il mostruoso rombo del motore, a debita distanza, e la ripartenza di quello che Nasa vuole, a tutti i costi, proporre come nuovo «sogno americano». Il primo lo fece partire il presidente J.F. Kennedy che, come sappiamo, non arrivò a vedere il compimento del programma con Apollo 13 e lo sbarco del primo uomo sulla Luna.

Oggi non c’è lo stesso spirito ma probabilmente, se tutto andrà bene in questa e nelle prossime missioni, la voglia di ritornare alla Luna riprenderà anche nel pubblico, nello stesso modo in cui è esplosa nel programma Apollo.

Lo stesso amministratore di Nasa, Iared Isaacman, ha dichiarato al personale interno, il 24 marzo, che «gli Stati Uniti non rinunceranno mai più alla Luna». Poche parole, molto chiare, con cui è iniziata la ridefinizione del programma lunare americano, l’ennesima, facendo chiaramente capire che la corsa, questa volta, è con la Cina, e non è solo per rimettere piede sul suolo lunare. Quel tema c’è, certamente, e questa volta si tratterà del piede di una donna, ma stavolta è tutta un’altra storia: si tratta di stare sulla Luna, abitarla, con robot e astronauti, aprire laboratori, forse miniere, in altre parole far partire una vera e propria «economia lunare», che al momento si può solo immaginare in parte.

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