Storie Web martedì, Maggio 26

A volte per avviare un’impresa di successo non servono dettagliate strategie, ma un’amicizia consolidata. In Italia, dieci anni fa, Zuma approdò così: la catena fondata nel 2002 dallo chef Rainer Becker e dall’imprenditore Arjun Waney, celebre per la sua interpretazione contemporanea della formula giapponese dell’izakaya, e con locali in Europa, Asia e negli Stati Uniti, scelse Roma come prima apertura italiana per l’amicizia che legava Pietro Beccari, allora ceo di Fendi e oggi alla guida di Louis Vuitton, a Waney.

«Beccari gli chiese di aprire uno Zuma all’ultimo piano di Palazzo Fendi, che ospitava il nuovo flagship e la parte dedicata all’ospitalità. È una formula che seguiamo spesso per capire i luoghi migliori dove inaugurare un nuovo locale: ascoltiamo i desideri dei nostri clienti – racconta William Cristanelli, managing director UK & Europe di Zuma –. Era il nostro decimo ristorante nel mondo, e abbiamo avuto un successo quasi inaspettato, che ci ha portato ad aprire negli ultimi anni anche a Porto Cervo, Capri e Cortina d’Ampezzo, rispettivamente all’interno del Cervo Tennis Club, del Capri Palace Jumeirah e The First Hotel.

Nel 2027 arriveremo anche a Milano, locale al quale stiamo lavorando da due anni e che sarà di certo uno dei nostri più belli». Zuma Milano è atteso in un hotel della Luxury Collection di Marriott: «Abbiamo scelto con attenzione questo spazio dai soffitti molto alti e con una generosa luce naturale che viene da una bellissima vetrata, e valorizzerà il legame di Milano con il design». E si stanno già valutando anche altre location: «L’Italia è il mercato dove cresciamo più velocemente, pensiamo che avremo altri ristoranti in futuro. C’è molta richiesta da parte dei nostri clienti, che amano particolarmente la qualità del servizio italiano – aggiunge Cristanelli –. Qui il cliente si cura con particolare attenzione ed empatia, credo sia una cifra degli italiani, che li differenzia e caratterizza».

Zuma, che oggi conta 34 ristoranti nel mondo, fa parte del gruppo britannico Azumi, al quale fanno capo anche i brand Roka, Etaru, Oblix at The Shard e Inko Nito, e ha chiuso il 2024 (ultimo dato disponibile) con ricavi per 203 milioni di sterline (235,3 milioni di euro).

Dopo quasi 25 anni di attività, la sua crescita è alimentata anche dal saper leggere le evoluzioni del mercato globale: «Dopo il Covid abbiamo registrato sempre più interesse per le esperienze di lusso, per il creare ricordi, momenti speciali, che un oggetto come un orologio o una borsa difficilmente riescono a fare – prosegue il manager –. Ancora una volta, seguendo le indicazioni e i desideri dei nostri clienti, stiamo iniziando a curare anche eventi privati, sempre in location in linea con la nostra formula, come un grande parco in Gran Bretagna o un castello sulla Costa Azzurra.

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