Non solo nuovi materiali, collezioni e tendenze. Nel futuro della moda italiana c’è anche la circolarità, insieme leva strategica e (a breve) obbligo di legge.L’importanza del tema riecheggia nell’accordo tra Pitti Immagine e Retex.Green, consorzio no-profit di produttori della filiera tessile-moda, fondato nel marzo 2022 e patrocinato dall’allora Sistema moda Italia (oggi Confindustria Moda-Federazione Tessile Abbigliamento), Fondazione del Tessile Italiano e da alcuni tra i principali produttori del settore.
L’accordo Pitti-Retex.Green
Grazie all’accordo, gli espositori delle manifestazioni Pitti potranno aderire a Retex.Green e con un beneficio, l’annullamento della quota associativa 2026 e potranno avere accesso a competenze, strumenti e servizi per accompagnare la transizione.«La collaborazione con Retex.Green nasce dalla volontà di mettere a disposizione degli espositori competenze, strumenti e una visione concreta della transizione circolare – ha detto l’ad di Pitti Ivano Cauli – affinché le nuove sfide normative europee possano diventare un’opportunità di innovazione, crescita e rafforzamento competitivo».
Il consorzio Retex.Green è nato a seguito dell’entrata in vigore del Dlgs 116/2020, che ha introdotto in Italia, con ben tre anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia comunitaria, l’obbligo di raccolta differenziata per i tessili. La norma ha anche sancito la responsabilità estesa al produttore (Epr) per il settore tessile-abbigliamento-moda e istituito i consorzi, perno attorno al quale ruota la raccolta dei materiali, che poi dovranno essere riciclati.
La normativa italiana in stand by (mentre l’Europa ha approvato l’Epr tessile)
In realtà l’operatività di Retex.Green, come quella degli altri consorzi nati in scia alla stessa normativa, è limitata: manca infatti un decreto interministeriale (Mase e Mimit) che dia concreta attuazione all’obbligo di Epr. Il decreto – lungamente discusso – avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1° trimestre 2026 ma, saltata anche questa scadenza, la pubblicazione potrebbe ragionevolmente avvenire a settembre.In attesa che, dunque, la normativa nazionale entri in vigore, e in vista dell’obbligo europeo di Epr tessile che scatterà ad aprile 2028, Retex.Green – oggi gestito a livello operativo da Safe, hub per le economie circolari già attivo nel segmento Raee – opera sul fronte “educativo”, con lo scopo, per esempio di portare le aziende a ridurre la produzione di rifiuti tessili, ma anche aggiornando e assistendo le imprese del comparto (nel tessile-abbigliamento sono 37.300, la maggior parte Pmi) nell’ adeguarsi agli obblighi in arrivo. «Questa partnership nasce con l’obiettivo di trasformare una grande sfida di sistema in un’opportunità di crescita e creazione di valore per l’intera filiera», ha detto Mauro Chezzi, vice direttore generale di Confindustria Moda e referente di Retex.Green.
