Storie Web martedì, Marzo 17

Una miniera urbana, una preziosa infrastruttura energetica a Macerata. L’unico impianto in Italia capace di combinare processi termici e idrometallurgici per il recupero di metalli presenti nei rifiuti che, fino a pochi anni fa, finivano in discarica e che oggi, invece, l’Europa considera Crm (critical raw materials), cioè critici: vanadio, rame, argento, platino, stagno, nickel, cobalto, molibdeno, solo per nominare i più importanti. È la risposta italiana alla dipendenza europea da Cina e da altri Paesi extra Ue. «Parlare oggi di Orim significa raccontare come l’Europa può essere in grado di trasformare i rifiuti in indipendenza strategica», dice Alfredo Mancini, che ha fondato l’azienda nel febbraio del 1982, dopo un’esperienza di 11 anni in Montedison e sette mesi prima dell’uscita del Dpr 915, prima norma italiana dedicata all’ambiente e allo smaltimento dei rifiuti in particolare.

Il fondo Xenon

I primi studi, in collaborazione con l’Università dell’Aquila (che ha portato a due brevetti) e con la Sapienza a Roma, per effettuare in Orim l’attività di recupero di quei rifiuti che all’epoca solo una ventina di aziende al mondo riuscivano a trattare. Poi la svolta, nel giugno 2024 con l’ingresso del fondo Xenon che con 12 milioni ha acquisito il 70% della società: un’iniezione di capitale fresco che ha dato il via libera al potenziamento impiantistico dell’azienda.

Il gioiello è un impianto di ultima generazione da 10,5 milioni (7,1 dei quali garantiti da un altro intervento del fondo) in grado di recuperare sia i catalizzatori dell’industria chimica e petrochimica, che altre tipologie di rifiuti che possono contenere metalli e composto da tre forni rotativi con capacità fino ad un massimo di 1.450 kg/h di rifiuti e da 8 reattori ognuno da 8.000 litri da utilizzare per la produzione di sali di altissima purezza, costituiti principalmente dai metalli presenti nei rifiuti trattati.

Riciclo dei metalli

«I metalli, una volta trattati, ritornano nel ciclo produttivo presso i nostri clienti – sottolinea Mancini – perché i prodotti di Orim sono sia sotto forma di sali sia sotto forma solida di metallo singolo». Quello di Macerata è anche il primo impianto pilota in Europa su scala industriale che, grazie al finanziamento di Bruxelles con il progetto Life Graphirec, ricicla la grafite da scarti di produzione delle batterie al litio. Un potenziamento che comporterà l’assunzione di altri 20 collaboratori, ai quali si aggiungeranno ulteriori 15 per le attività di supporto commerciale e amministrativo.

Quello di Orim è un contributo significativo all’economia circolare, visto che i cicli produttivi sono praticamente infiniti, in quanto non finiscono solo nel settore metallurgico, ma possono ritornare alla produzione di nuovi catalizzatori o finalizzati per l’uso di tecnologie innovative, come per il vanadio recuperato sotto forma di sale, che può essere usato nuovamente per la produzione di batterie da utilizzare per il settore automotive elettrico, o in ambiti meno conosciuti come il settore agricolo, in quanto i sali di molibdeno favoriscono la produzione di frutta. Senza contare che il recupero da rifiuti può ridurre fino al 90% il consumo energetico e le emissioni di CO2 rispetto all’estrazione mineraria.

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