
Le capsule monodose del caffè entrano ufficialmente nella raccolta differenziata – e conseguente processo di selezione e riciclo – dal prossimo 12 agosto, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr): saranno infatti considerate packaging, anche se piene. «Dal 2026 il quadro normativo sarà uniforme in tutta l’Ue e, quindi, entro il 2030 anche prodotti complessi come le capsule dovranno poter essere effettivamente riciclati», spiega Simona Fontana, direttrice generale di Conai, il consorzio nazionale imballaggi. «Siamo già al lavoro – aggiunge – con i consorzi di filiera e tutti gli attori del settore per accompagnare questa transizione, puntando su progettazione sostenibile, innovazione impiantistica e metodi di raccolta sempre più efficienti».
Plastica
«Si tratta di un passaggio significativo che migliorerà la gestione di un imballaggio sempre più diffuso e che rappresenta una sfida per tutti gli attori della filiera», commenta Giovanni Cassuti, presidente di Corepla, il consorzio di riciclo degli imballaggi in plastica. «Proprio per questo, stiamo studiando processi dedicati in grado di valorizzare questo tipo di imballaggio – conferma – per contribuire a rendere il sistema di riciclo e di recupero sempre più efficiente e sostenibile».
Alluminio
«Da ormai 15 anni siamo attivi nel recupero delle capsule del caffè in alluminio, con raccolte dedicate nei punti vendita», racconta Stefano Stellini, direttore generale di Cial, il consorzio di riciclo del packaging in alluminio. «Un impianto separa alluminio e caffè – spiega – e li avvia a riciclo, da una parte verso le fonderie, dall’altra verso il compostaggio. Oltre a questo, da almeno 10 anni stiamo sperimentando l’inserimento delle capsule, senza attualmente il recupero del caffè se non vengono svuotate, nella raccolta differenziata domestica in un bacino territoriale che comprende le province di Lecco, Monza e Brianza. Assieme a tutti gli altri imballaggi, confluiscono in un impianto che seleziona il materiale cosiddetto multileggero (imballaggi di plastica, alluminio, materiali accoppiati, acciaio ndr) e attraverso il trattamento del sottovaglio vengono recuperate con altri componenti di alluminio di piccole dimensioni come tappi, blister, coperchi e involucri. Sulla base di questa esperienza, la prospettiva è di ampliare sul territorio il numero di questo tipo di trattamenti negli impianti di selezione di raccolta multimateriale: è uno sviluppo che richiederà tempo e investimenti».
Bioplastiche
«Come filiera delle bioplastiche ci mettiamo a disposizione del sistema», sottolinea Armido Marana, del consiglio direttivo di Assobioplastiche: «Siamo in grado – spiega – da una parte di produrre capsule di caffè in bioplastica, e già un quinto sugli scaffali della grande distribuzione lo sono, e dall’altro di curarne lo smaltimento nella raccolta dell’organico, avendo già tutta la linea di trattamento attraverso il consorzio Biorepack, recuperando quindi anche il caffè al loro interno».
Criticità
Aggiunge Marana: «Ci troviamo tuttavia a fare i conti con alcune rigidità del Ppwr: impone ai Paesi di scrivere ora una lista di prodotti che si possono fare in bioplastica al posto di quelli in plastica vergine vietati dal regolamento a partire dal 2030, come per esempio gli imballaggi per frutta e verdura fresca non lavorata di peso inferiore a 1,5 kg e le confezioni monouso dei ristoranti. Dovremmo espandere più possibile questa lista, visto che l’Italia lo può fare, avendo una filiera del riciclo legata alle bioplastiche. Ma al momento le capsule del caffè e il film estensibile per alimenti, molto usato nei nostri supermercati, non sono elencati. Anche perché se vengono indicati in questa lista automaticamente diventano obbligatori con questo materiale. Un’altra assurdità è che bisogna compilare questa lista ora o mai più, negando di fatto l’evoluzione tecnologica dei prossimi anni. Senza contare i tempi strettissimi per mandarla a Bruxelles e avere una risposta prima di agosto. Per questo il confronto con tutti i rappresentanti delle filiere e i ministeri di Ambiente e Imprese sono serrati. Si sta lavorando per trovare una soluzione».










