Storie Web sabato, Giugno 22
Notiziario

L’agroalimentare italiano soffre ancora di «una frammentazione eccessiva» e di «ricavi medi limitati», pur rappresentando un pilastro dell’economia che può contare su alti livelli di innovazione e potenzialità di sviluppo. Sono le principali conclusioni dell’analisi che The European House-Ambrosetti (Teha) ha presentato al Forum “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage” di Bormio. Secondo Teha, infatti, l’Italia è solo al 14esimo posto su 27 in Europa in termini di ricavi medi delle aziende di trasformazione (circa 60mila), che ammontano a 3 milioni contro i 5,3 della media Ue.

I ricavi medi sono solo un terzo di quelli tedeschi e la metà di quelli spagnoli. E per quel che riguarda la produttività l’Italia scende ancora di una posizione, con una media di 45mila euro per addetto contro i 52mila della Ue. «Se la filiera italiana volesse raggiungere la produttività della top10 Ue (80mila euro per addetto) – fanno notare da Teha – dovrebbe più che triplicare la dimensione media delle imprese del settore». La filiera agroalimentare genera 67 miliardi di valore aggiunto, pari al 3,8% del Pil, ma comunque anche in questo caso sotto la media europea del 4,1 per cento.

«L’elevata frammentazione dell’industria food and beverage italiana – commenta Valerio De Molli, managing partner e ceo di The European House Ambrosetti – è un fattore critico che ne limita la competitività. Il campione di 500 aziende a cui abbiamo sottoposto una survey ad aprile sostiene che la limitata dimensione aziendale sia il principale ostacolo alla crescita dell’export. Inoltre, l’inflazione alimentare a fine 2022 ha raggiunto l’11,8%, in un Paese come l’Italia che è colpito da perdite economiche pro capite dovute ai cambiamenti climatici quasi il doppio superiori rispetto alla media europea. È essenziale un’azione integrata di tutti gli attori, comprese le istituzioni, per colmare il divario con le altre economie europee intervenendo su tutte le fasi produttive, che utilizzi l’innovazione tecnologica come leva, anche sfruttando i fondi del Pnrr attraverso partnership lungo la filiera».

Quest’anno i ricercatori di Teha hanno introdotto anche il Food Sustainable Transition Index, uno strumento in grado di fornire una visione di insieme sul livello di sostenibilità e circolarità della filiera agroalimentare, analizzando quattro pilastri: sostenibilità economica, ambientale, sociale e dell’innovazione. L’Italia si posiziona al 16esimo posto sui 27 Paesi Ue. «Emerge un’elevata vulnerabilità della filiera agli impatti climatici – dice Benedetta Brioschi, partner Teha – che necessiterà di misure ingenti di adattamento e mitigazione. La buona notizia è che l’Italia può contare su un ottimo posizionamento nel pilastro dell’innovazione (settima posizione), su cui fare leva per rafforzare il livello di sostenibilità dell’intera filiera».

Siamo ad esempio tra i primi 5 Paesi Ue per valore generato dal mercato della robotica agricola, con ricavi pari a 1.600 euro per ogni milione generato dall’agricoltura, il doppio del valore europeo. Il nostro Paese è inoltre quinto per richieste di brevetti nel settore alimentare: 69 contro una media europea di 39. Eppure gli investimenti pubblici in Italia destinati alla ricerca e sviluppo del settore agricolo arrivano a 5,2 euro pro capite, al 17esimo posto nell’Unione europea, dove mediamente vengono investiti 7,6 euro.

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