Il piano per gli esodi incentivati è terminato e ora si attende il nuovo progetto industriale. Anche alla luce dell’ultima evoluzione che vede sul tavolo della società di telecomunicazioni una proposta per l’affitto di ramo d’azienda. Sono le ultime sequenze della vertenza che riguarda Tiscali, l’azienda di telecomunicazioni fondata da Renato Soru, con sede principale a Cagliari e altre tra Bari, Taranto e Roma, che, come altre imprese, deve fare i conti con la crisi che investe il settore. Impresa considerata agli esordi rivoluzionaria, che nel corso degli anni, ha visto ridursi personale in maniera significativa. «Nel dicembre 2015 i lavoratori di Tiscali in Sardegna erano 1.100 – argomenta Tonino Ortega, segretario generale della Uilcom Sardegna – . Nel 2022 siamo arrivati a circa 600 lavoratori. Sempre nel 2022 Linkem ha acquisito Tiscali e si è passati a 1.100 la somma di 600 Tiscali e 500 Linkem. Oggi siamo 700 lavoratori di cui 450 Cagliari». Tagli e riduzioni dovuti al mercato e a una serie di fattori su cui, a detta dei sindacati, «è necessario intervenire».

A monte il quadro in cui lavorano tutte le aziende di Tlc e il mercato. «Tiscali opera in un settore che, complessivamente, ha perso 15 miliardi di ricavi – dice Tonino Ortega, segretario della Uilcom Sardegna -. Noi, come parti sociali stiamo facendo una battaglia di sensibilizzazione alle istituzioni per la questione delle infrastrutturazioni. Perché senza un intervento dedicato le compagnie, e dico tutte le compagnie, devono per forza ridurre i ricavi se vogliono competere, portando avanti azioni che, alla fine, determinano una riduzione dei ricavi». Da qui la necessità di intervenire per ridurre i costi e “salvaguardare” i posti di lavoro. «Tiscali è grande rispetto alle piccole, ma piccola rispetto alle grandi – argomenta Ortega – e questo, chiaramente, crea dei problemi che stiamo affrontando con una politica sindacale difensiva». Ossia? «Per evitare eventi traumatici di fuoriuscita dei lavoratori si è deciso di usare gli strumenti disponibili per alleggerire il costo fisso in modo non doloroso – aggiunge – con la cessione di rami d’azienda e l’esodo incentivato. Azioni che non generano un impatto sociale negativo. Poi il ricorso al dialogo e alla negoziazione». Nel corso degli anni anche l’acquisizione di Linkem. «Purtroppo il rilancio che tutti noi auspicavamo non c’è stato – aggiunge -. La situazione non è migliorata e allora siamo andati avanti con l’attività sindacale difensiva. Che vuole dire ricorso a misure di salvaguardia. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 ci sono stati 220 esodi incentivati tra Cagliari, Roma, Bari e Taranto». Il tutto nell’ambito di un percorso di revisione organizzativa per affrontare la situazione economico finanziaria dell’azienda. «Tutto quello che la nostra parte poteva fare l’ha portato a termine – aggiunge ancora Ortega – ora aspettiamo che l’azienda ci convochi e dica quali sono i progetti e i programmi per rilanciare l’attività. Quali strategie e quali azioni si intende portare avanti».

Dall’azienda arriva poi una lunga nota in cui si annuncia che il Consiglio di amministrazione di Tessellis, la holding del Gruppo nata dalla fusione di Linkem e Tiscali, in cui è stato deliberato di accettare un’offerta vincolante «avente ad oggetto la valorizzazione del ramo d’azienda B2C di Tiscali Italia e i marchi “Tiscali” e “Linkem”, da realizzarsi mediante un contratto di affitto funzionale al successivo acquisto del ramo d’azienda e dei marchi».

A presentare l’offerta «pervenuta il 1 marzo» è la società Canarbino S.p.A. in favore di Tessellis e Tiscali Italia S.p.A. funzionale alla futura cessione dello stesso». Si tratta di un’azienda che con 700 dipendenti e 800 mila clienti opera nel settore energetico nella filiera dell’energia elettrica e gas naturale. «Alla luce di quanto comunicato – conclude Ortega – è necessario convocare un incontro per conoscere programmi e progetti futuri».

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