Storie Web martedì, Settembre 15

«Come abbiamo rilevato i potenziali fattori di rischio, abbiamo allertato l’autorità interessata», chiarisce Revolut. Sono state poi contattate le forze dell’ordine, le autorità per la protezione dei dati e i regolatori finanziari.

L’avviso specifica anche che l’account degli utenti coinvolti nell’incidente rimane sicuro e che la società ha provveduto a bloccare «immediatamente» l’indirizzo fraudolento.

La pista italiana

Una volta che il caso è diventato di dominio pubblico, sulla piattaforma social X è scoppiata la bufera. Secondo alcuni documenti ripresi e diffusi da «I Am Not A villain», il canale Telegram che sembrerebbe esser gestito dagli hacker responsabili della truffa, l’indirizzo mail di cui sarebbero riusciti a entrare in possesso i cyber criminali finisce con @interno.it. Le mail sarebbero dunque partite da una istituzione italiana, anche se non ci sono conferme. Quest’ultima avrebbe richiesto di acquisire le «informazioni bancarie e finanziarie» degli account gestiti dalla Revolut Bank UAB, società lettone, al fine di un’indagine europea.

Intanto, l’«International Cyber Digest», un attore indipendente che riporta notizie di sicurezza informatica, ha dichiarato che gli hacker stanno condividendo i dati sensibili sottratti, foto comprese. «Vogliono che Revolut paghi. Dicono che rilasceranno più messaggi, dati e informazioni su come il gruppo Revolut lavora», riferisce il profilo.

Tra i clienti interessati dalla truffa, ci sarebbero anche persone famose come Mark Karpelès, ex amministratore delegato del sito per lo scambio di criptovalute Mt. Gox, e l’imprenditore Felix Romer. Quest’ultimo ha denunciato di aver ricevuto minacce di ricatto, basate sui dati sottratti a Revolut, già due mesi prima che la società contattasse gli utenti per informarli della truffa. Sembrerebbe infatti che gli hacker fossero in azione da più mesi, forse sei.

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