Storie Web domenica, Maggio 31

Mentre cresce il mercato europeo dei sistemi di accumulo a batteria (Bess) – che ha registrato, nel 2025, un +45% rispetto al 2024 – la situazione geopolitica nello stretto di Hormuz ha creato una forte forte volatilità sul prezzo del gas Ue, con rialzi nell’ordine del 10–20%. E in un Paese come l’Italia, dove oltre il 60% dei processi termici industriali dipende ancora dal gas, questo si traduce direttamente in un aumento del costo del calore.

È in questo contesto che la energy service company Renovis, ha deciso di concentrarsi su un modello alternativo: produrre calore non più da combustibili fossili, ma da energia elettrica gestita nel tempo; «L’integrazione tra sistemi di accumulo, energy management system (Ems) e pompe di calore industriali consente, infatti – spiega Alessandro Brizzi, general manager dell’azienda – di sfruttare energia disponibile nei momenti più convenienti per generare calore di processo, anche col Pun (prezzo unico nazionale) a zero o prossimo allo zero».

Vantaggio sia tecnologico che economico per l’industria

Il vantaggio, prosegue, «non è solo tecnologico, ma economico. Il sistema di accumulo consente di acquistare o utilizzare energia nei momenti in cui il costo è più basso o quando è disponibile da fonti rinnovabili, per poi renderla disponibile quando serve. La pompa di calore, a sua volta, utilizza questa energia per generare calore di processo, anche a temperature elevate, sostituendo le caldaie tradizionali. L’elemento chiave è l’efficienza: grazie al coefficiente di prestazione (Cop), per ogni unità di energia elettrica consumata è possibile generare più unità di energia termica. Questo significa che il beneficio economico dell’arbitraggio elettrico viene amplificato: non solo si acquista energia a basso costo, ma la si moltiplica in calore utile. Il risultato è un progressivo disaccoppiamento tra il costo del calore e quello del gas, con una riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili, e un’ottimizzazione del proprio approvvigionamento energetico su base oraria, sfruttando dinamiche di mercato e autoproduzione».

Rispetto ad una pompa di calore alimentata direttamente dalla rete, prosegue Brizzi, «l’integrazione di un sistema di accumulo a batteria consente di ridurre significativamente il costo dell’energia elettrica utilizzata dalla pompa, utilizzando le fasce orarie a prezzo più conveniente. L’effetto di arbitraggio viene ulteriormente ampliato dal Cop della pompa di calore, poiché ogni chilowattora elettrico acquistato a basso costo viene trasformato in più chilowattora di energia termica. In applicazioni particolarmente favorevoli, ciò può tradursi in una riduzione del costo dell’energia termica prodotta nell’ordine del 30-40%. Più che una nuova tecnologia, si tratta dell’integrazione intelligente di sistemi già esistenti: accumulo elettrochimico, sistemi di gestione energetica e pompe di calore industriali»

L’azienda lavora all’integrazione delle diverse componenti

Renovis, peraltro, dice Brizzi, «sta lavorando al primo impianto di questo tipo in Italia, in un contesto industriale. Poiché le tecnologie sono già disponibili sul mercato, non esiste un vero e proprio programma di “lancio” del sistema. L’attività attuale è focalizzata sull’integrazione delle diverse componenti e sulla definizione dei modelli di gestione energetica. Per quanto riguarda le pompe di calore industriali ad alta temperatura, riteniamo che il mercato italiano possa entrare in una fase di maggiore maturità già a partire dal 2027. Come Renovis, siamo in discussione con alcune aziende e abbiamo già delle pompe di calore installate, ovviamente. Entro settembre installeremo una Bess da 40 megawattora a Brescia in un sito industriale; ma la combinazione delle due tecnologie calibrate ad hoc per lavorare in sinergia è sicuramente qualcosa che va al 2027».

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