Storie Web martedì, Febbraio 24

“Un ulteriore profilo di criticità riguarda il modo in cui le procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero de Raho” in quanto “l’indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale.

Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni”. Così la relazione approvata dalla commissione Antimafia.

Su de Raho – si legge ancora nel documento approvato oggi dalla Commissione – emerge “in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle Sos, pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio”.

Secondo la relazione, il funzionamento delle operazioni del Gruppo Sos coordinato da Laudati e con le quali Striano agiva “era ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo di lavoro raggiungevano sistematicamente la sua scrivania. Non vi era, in questo senso, alcun ’tratto oscuro’ nelle dinamiche interne: il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario”. Cafiero de Raho – che è stato procuratore nazionale antimafia dal novembre 2017 al febbraio 2022 – è l’attuale vice presidente della stessa Commissione e deputato M5s.

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