
Dal Consiglio dei ministri di lunedì potrebbe emergere la data del referendum sulla riforma della giustizia. Si stanno valutando varie ipotesi, fra cui quella del 22 marzo, come spiegano fonti di governo, sottolineando che “la legge impone all’esecutivo di decidere entro il 17 gennaio”. La norma a cui si fa riferimento è l’articolo 15 della legge n. 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum, della Corte di cassazione, che ha ammesso le richieste referendarie (il 18 novembre). La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione.
Vertice Fi con Tajani su campagna e raccolta fondi, ipotesi oltre mezzo mln euro per sì
Forza Italia intanto è pronta metterci la faccia e punta a una campagna referendaria sulla giustizia massiccia, anche in termini economici, e capillare, radicata sul territorio. Stamattina, a quanto apprende l’Adnkronos, nella sede nazionale di via in Lucina, Antonio Tajani avrebbe presieduto una riunione con i vertici azzurri per fare il punto della situazione dopo le vacanze di Natale. Erano presenti tra gli altri, il vicepresidente della Camera e coordinatore del sì, Giorgio Mulè, i parlamentari Enrico Costa e Pierantonio Zanettin, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Alberto Barachini. La riunione, raccontano sarebbe stata soprattutto di carattere operativo, per decidere la strategia referendaria con una sorta di road map, fatta di dibattiti e iniziative, specialmente locali. Una vera e propria mobilitazione generale, più concentrata negli ultimi 15-20 giorni, in vista del rush finale a fine marzo (il governo non ha ancora deciso la data del voto, ma potrebbe essere il giorno 22 o il 29). La macchina organizzativa è partita, sono previsti almeno una cinquantina di eventi a fine mese in tutte le Regioni, assicura un big azzurro presente all’incontro. L’obiettivo politico è dare il senso di una battaglia, che appartiene alla storia di Fi e del suo fondatore Silvio Berlusconi, nel segno della continuità. Una battaglia ora arrivata a compimento dopo l’approvazione del Parlamento della riforma sulla separazione delle carriere, che attende solo l’ok degli italiani con il referendum confermativo. A dimostrazione che il partito fa sul serio, Fi avrebbe deciso di impegnarsi anche con uno sforzo economico di una certa entità. La cifra da investire nella campagna referendaria non è stata quantificata. C’è chi sostiene che per una efficace ’propaganda’ servirebbe un budget tra 800 mila e 1 milione di euro, ma c’è chi scommette che alla fine si potrebbe arrivare a mettere sul tavolo fino a 500-600 mila euro. Nel corso dell’incontro di oggi, riferiscono, si sarebbe parlato proprio di come reperire le risorse per finanziare il sì. L’idea sarebbe quella di utilizzare in primis i fondi del partito, attingendo dal tesoretto del tesseramento di Fi, chiuso lo scorso dicembre con circa 250mila iscritti come annunciato più volte da Tajani. Un introito per le casse, secondo gli ultimi calcoli, di oltre 2 milioni di euro.
Comitato firme, pronti ai ricorsi, anche alla Consulta
“Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme”. Così il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla Giustizia, Carlo Guglielmi, interpellato dall’Ansa in merito all’ipotesi di una decisione sulla data del referendum nella prossima riunione del Cdm. “Noi siamo rispettosi di tutti – aggiunge – ma se altri diventeranno irrispettosi verso la partecipazione dei cittadini allora reagiremo. Il nostro compito è far sì che le 280 mila firme raccolte finora non vengano buttate nel secchio. Faremo tutto ciò che la legge consente per evitarlo”. Siete pronti a impugnare la decisione anche alla Corte Costituzionale? “Ripeto che siamo pronti a impugnare in tutte le sedi. Siamo pronti a fare tutto quello che ci consente il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione della Repubblica”.









