«Ci saranno persone per bene che voteranno Sì, ci mancherebbe, ma i mafiosi, i grandi criminali voteranno Sì». Lo ha detto il magistrato Nino Di Matteo intervenendo a Roma alla presentazione del volume di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, “PERCHÉ NO – Guida al REFERENDUM su magistratura e politica in poche e semplici parole”. «Quando i mafiosi, quelli che ragionano, pensano che una parte politica possa andare contro la magistratura già loro hanno deciso per chi votare. Ne abbiamo esperienze, anche consacrate in sentenze passate in giudicato, quando nel 1987 alcuni partiti, il Psi, i Radicali, furono fautori della riforma sulla responsabilità civile dei magistrati: i mafiosi erano talmente entusiasti che, anche cambiando le loro inclinazioni verso la Dc, decisero di votare per Psi e Radicali», ha ricordato Di Matteo.
«La mafia vuole indebolire la magistratura»
Parlando prima delle conclusioni del leader M5s Giuseppe Conte, Di Matteo ha osservato: «Quando un mafioso ascolta, vede i politici che dedicano la riforma a Silvio Berlusconi, qualcuno di loro si ricorda pure che prima del 1994 uno dei fondatori del partito (Forza Italia, ndr) fu Marcello Dell’Utri, condannato definitivamente per mafia. Qualcuno ricorda che lo stesso Berlusconi, a cui oggi viene dedicata la riforma, secondo una sentenza definitiva, aveva stretto un patto, tramite dell’Utri, con le più importanti famiglie mafiose palermitane, di reciproco sostegno, patto di cui Dell’Utri fu garante, e che funzionò per almeno 18 anni e che comportò ogni anno un esborso di centinaia di milioni a favore di cosa nostra che con quelle centinaia di milioni in quel momento era capace di organizzare attentati, uccidere esponenti politici e magistrati». «Loro votano sì perché il sì è fondato sul presupposto della necessità di indebolite la magistratura, denigrarla, e la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata. È una regola evincibile da ogni minima esperienza di indagine o di processi di mafia», ha concluso.
Mulè (Fi): da Di Matteo un delirio da invasato
«Lette le parole del pubblico ministero Nino Di Matteo si prova soltanto una grande, infinita pena. È il delirio di un invasato animato dal pregiudizio che non ha alcun rispetto per l’intelligenza e la storia. Non è neppure il caso di confutare un’analisi così ridicola e superficiale. Con lo stesso metro si potrebbe dire che negli anni Novanta un sindaco di Palermo di sinistra eletto con il 75% dei voti avesse calamitato su di se’ i voti della mafia. Sarebbe ridicolo, appunto. Qui però siamo oltre e non c’è sdegno che possa contenere cotanta infamia». Lo dichiara Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati e responsabile della campagna referendaria per il Sì di Forza Italia.






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