
Il 10 gennaio, invece, parte la campagna del “Comitato società civile per il No al referendum costituzionale”, sostenendo la raccolta delle firme digitali. Un’iniziativa con l’intervento del segretario generale della Cgil Maurizio Landini.
Nei giorni scorsi, in merito ai poster dell’Anm, i sostenitori del “sì” hanno levato la loro voce di protesta, sostenendo che le loro affermazioni siano false. Le critiche sono giunte dal comitato Giustizia Sì, da Domenico Caiazza, presidente del Comitato Si Separa, che ha parlato di manifesti “truffaldini e vergognosi”, dal prof. Nicolò Zanon, presidente del Comitato Nazionale Sì Riforma. La legge Nordio non prevede alcuna subordinazione delle toghe alla politica, hanno sottolineato in coro, ed anzi la riforma conferma l’attuale articolo della Costituzione, il 104, che prevede l’indipendenza della magistratura.
I ricorsi
Dal lato del “no”, il comitato di cittadini che sta raccogliendo le firme per una nuova richiesta di consultazione ha già annunciato ricorso. “Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana – ha detto il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il Referendum sulla Giustizia, Carlo Guglielmi, all’Ansa – lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del Referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme”.
“Noi siamo rispettosi di tutti – ha aggiunto- ma se altri diventeranno irrispettosi verso la partecipazione dei cittadini allora reagiremo. Il nostro compito è far sì che le 280 mila firme raccolte finora non vengano buttate nel secchio. Faremo tutto ciò che la legge consente per evitarlo. Impugnare la decisione anche alla Corte Costituzionale? Siamo pronti a farlo in tutte le sedi. Siamo pronti a fare tutto quello che ci consente il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione della Repubblica”.
I finanziamenti
Forza Italia intanto è pronta metterci la faccia e punta a una campagna referendaria sulla giustizia massiccia, anche in termini economici, e capillare, radicata sul territorio. Il vicepremier Antonio Tajani avrebbe presieduto una riunione con i vertici azzurri per fare il punto della situazione dopo le vacanze di Natale. La riunione sarebbe stata soprattutto di carattere operativo, per decidere la strategia referendaria con una sorta di road map, fatta di dibattiti e iniziative, specialmente locali. Una vera e propria mobilitazione generale, più concentrata negli ultimi 15-20 giorni, in vista del rush finale a marzo. La macchina organizzativa è partita, sono previsti almeno una cinquantina di eventi a fine mese in tutte le Regioni, assicura un big azzurro presente all’incontro.








