Da tempo compagnie aeree, agenzie di controllo del traffico e organismi internazionali che trattano il traffico aereo segnalano un aumento di episodi di jamming e spoofing, cioè disturbo e falsificazione del segnale satellitare, soprattutto in prossimità delle aree di crisi. Ma ora possiamo avere un’idea molto più chiara, basata sulle rilevazioni di quanto sta accadendo in cielo sopra di noi.
La contromisura sperimentale
È merito di un satellite sperimentale, Pulsar-0, il primo di una nuova costellazione di navigazione chiamata Pulsar, sviluppata dalla società californiana Xona Space Systems. A differenza dei sistemi statali tradizionali, questa costellazione sarà privata e volerà molto più in basso, a circa 500 chilometri di quota, in quella che chiamiamo orbita bassa terrestre.
Lo scopo è chiaro: un satellite più vicino alla Terra può inviare un segnale più potente e, in prospettiva, offrire un servizio più preciso. I sistemi tradizionali, progettati decenni fa, non erano pensati per un mondo in cui il disturbo volontario del segnale sarebbe diventato così frequente in certe regioni, e i loro segnali, arrivando da molto lontano, sono più facili da coprire con rumore o altri segnali falsi.
Il mercato di un servizio di navigazione più robusto esiste: i segnali GNSS non servono solo per le app di mappe, ma sono la base invisibile di infrastrutture critiche come le reti elettriche, i sistemi finanziari, i porti e il trasporto di petrolio e gas. Disturbarli vuol dire, in pratica, spegnere la bussola e l’orologio di una parte dell’economia moderna.
Pulsar punta proprio a questo: rendere più difficile il lavoro di chi vuole accecare la navigazione satellitare. Volando in orbita bassa, i satelliti potranno inviare segnali ricevuti a Terra fino a 10 o 100 volte più potenti rispetto ai sistemi tradizionali, usando anche forme d’onda particolari, più robuste.







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