Storie Web mercoledì, Novembre 4

«Le leve per la crescita», il rapporto curato da Roberto Garofoli su impulso dell’Anci, pone al Paese una domanda: come generare sviluppo quando diminuiscono i giovani, aumenta l’età media e il debito restringe i margini per investire? Il capitale umano è il punto di partenza.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il modello

Educazione, ricerca e innovazione devono diventare una politica unitaria: formare capacità, produrre conoscenza, trasformarla in lavoro qualificato e valore economico. Serve un «Piano Italia della conoscenza», con un orizzonte di almeno vent’anni e un patto politico oltre l’alternanza dei governi. Il riferimento è il metodo del Piano Ina-Casa promosso da Fanfani: un obiettivo nazionale sostenuto dal concorso di Stato, datori di lavoro e lavoratori. Oggi occorre mobilitare istituzioni, parti sociali, università e fondazioni intorno a un investimento nelle persone, con risorse stabili, impegni misurabili e verifiche periodiche. Il welfare deve anche prevenire le nuove fragilità. Nell’era dell’intelligenza artificiale, l’educazione permanente deve affiancare la cura e la protezione sociale, sviluppando autonomia prima che l’obsolescenza delle competenze produca esclusione. Apprendere deve essere un diritto per tutta la vita. Il primo investimento riguarda lo zero-sei anni: nidi e scuole dell’infanzia accessibili, personale preparato. L’esperienza di Reggio Emilia e i cento linguaggi di Loris Malaguzzi offrono una risorsa: il bambino conosce attraverso parole, immagini, gesti, materiali e relazioni. Coltivare curiosità e immaginazione significa costruire capacità e contrastare precocemente le disuguaglianze. Con meno bambini, la qualità educativa di ciascuno diventa ancora più importante. Questo principio deve trasformare la scuola. Una didattica generativa, ispirata al metodo socratico, insegna a domandare, argomentare, sperimentare e verificare. Le conoscenze disciplinari ne sono il fondamento. Se l’AI moltiplica le risposte, cresce il valore di chi sa porre domande e giudicarne l’attendibilità. Serve la formazione dei docenti. La macchina elabora, il docente interpreta, la relazione educa. Università e Its Academy devono preparare a una vita di transizioni, unendo competenze scientifiche e digitali, cultura e capacità progettuale.

Anticipare i cambiamenti

Il dialogo con le imprese deve anticipare i cambiamenti senza appiattire la formazione sulle esigenze immediate. Percorsi flessibili, riconoscimento delle competenze e tempo per aggiornarsi rendono concreto un «Welfare Educativo Permanente».
La ricerca richiede la stessa continuità: finanziamenti stabili, autonomia e libertà di esplorare, anche senza applicazioni immediate. Per l’Italia, la dimensione europea deve diventare parte della politica nazionale. Occorre contribuire alle priorità comuni, collegare università ed enti italiani alle grandi infrastrutture europee e offrire ai ricercatori laboratori e carriere capaci di attrarre talenti. Partecipare significa condividere responsabilità scientifiche e portare nei nostri territori competenze e opportunità. La proposta di un Cern europeo dell’intelligenza artificiale, sostenuta da Giorgio Parisi, indica un metodo: riunire risorse, infrastrutture e ricercatori intorno a un obiettivo che supera le possibilità dei singoli Paesi.

Dai laboratori alle Pmi

Questa cooperazione potrebbe rafforzare anche la ricerca su energia, biotecnologie e nuovi materiali, valorizzando le reti esistenti. L’Italia dovrebbe concorrere a guidare questi progetti. Il passaggio dalla ricerca all’industria va reso concreto. Studiare un nuovo materiale produce conoscenza; verificarne l’impiego in una batteria apre una possibilità tecnologica; realizzarla in fabbrica a costi sostenibili può generare un prodotto, occupazione e nuovi mercati. Il percorso non è automatico: richiede prove, prototipi e collaborazione continua fra ricercatori e imprese. Servono laboratori condivisi e persone capaci di tradurre i risultati scientifici in soluzioni utilizzabili, accessibili anche alle Pmi. È così che la ricerca può rinnovare le imprese esistenti e farne nascere di nuove, aumentando la produttività. Anche il finanziamento deve seguire questo percorso. All’inizio servono risorse per verificare un’idea e avviare una startup; poi capitali più consistenti e pazienti per assumere, produrre e raggiungere mercati internazionali. Fondi italiani ed europei devono accompagnare entrambe le fasi, coinvolgendo investitori privati e semplificando l’accesso. Sostenere la nascita di un’impresa serve a poco se manca la possibilità di farla crescere. I Comuni possono favorire l’incontro fra ricerca e imprese e attrarre talenti con servizi e abitazioni accessibili. Finanziare il Piano richiede anche di rivedere incentivi poco efficaci e concentrare le risorse. Il suo rendimento andrà misurato in apprendimento, ricerca, produttività e lavoro qualificato. Vent’anni sono il tempo di una generazione: darle strumenti per creare prosperità è una scelta economica di oggi.

*European Innovation Council

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