Per il 2026/27 sono stati programmati 38.184 posti per le lauree triennali sanitarie, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente, ma il fabbisogno complessivo che è stato stimato dalle regioni è di 43.479 unità, lasciando uno scarto negativo di 5.295 posti (circa -12%). Questo squilibrio varia tra le diverse professioni: ad esempio, Fisioterapia e Osteopatia hanno un surplus di posti rispetto alle richieste, mentre Infermieristica ed Educazione professionale presentano gravi carenze. Per Infermieristica, la copertura del fabbisogno regionale è dell’81% (20.672 posti su 25.479 richiesti), mentre per Educazione professionale scende al 37% (834 su 2.235). Al contrario, Fisioterapia offre 936 posti in più rispetto al fabbisogno (4.086 su 3.150), e Osteopatia addirittura il 290% in più (490 su 169). Una novità rilevante è la totale assenza di posti per Infermieristica pediatrica, dovuta all’istituzione della laurea magistrale corrispondente.
Tra le criticità più grandi quella per infermieristica
Rispetto agli anni passati, la programmazione mostra una tendenza all’aumento dei posti disponibili, ma senza un reale allineamento con il fabbisogno espresso dalle Regioni. Tra i principali squilibri e criticità ci sono Infermieristica dove il fabbisogno regionale è coperto solo per l’81% (20.672 posti su 25.479 richiesti, -4.807). L’aumento rispetto all’anno precedente è minimo (+263). Anche per l’Educazione professionale la copertura è del 37% (834 posti su 2.235 richiesti dalla regioni, -1.401), con una riduzione rispetto all’anno precedente. Per la terapia occupazionale la copertura è del 48,7% (258 su 530) mentre per l’Assistenza sanitaria la copertura è del 56,5% (502 su 888). Invece per Fisioterapia il surplus è di 936 posti rispetto al fabbisogno (4.086 su 3.150), con un aumento del 25% rispetto all’anno precedente. Mentre per Osteopatia il surplus è di 321 posti (490 su 169), pari al 290% del fabbisogno. E, come detto, tra le novità si segnala la totale assenza di posti per Infermieristica pediatrica, a fronte di una richiesta regionale di 257 unità, dovuta all’istituzione della corrispondente laurea magistrale. Questi squilibri sono il risultato di una programmazione che non tiene conto delle reali esigenze del sistema sanitario e delle Regioni. Questo però accade per le professioni sanitarie.
Situazione inversa per Medicina: più posti delle richieste
Per i medici che seguono il nuovo criterio del semestre libero per l’iscrizione (non più il vecchio test d’ingresso, ma un primo semestre comune a frequenza libera, gli studenti seguono tre materie fondamentali prima di affrontare prove sincronizzate a livello nazionale), per il 2026/27 sono stati previsti 27.001 posti a fronte di un fabbisogno regionale di 20.842, con uno scostamento positivo di 6.159 unità (+29,6%). Questo significa che, a differenza delle professioni sanitarie non dirigenti, per Medicina si è andati ben oltre le richieste delle Regioni, garantendo una copertura del 129,6%. Anche per Odontoiatria l’offerta supera il fabbisogno (1.825 posti contro 1.599 richiesti). Questi dati non aiutano la capacità organizzativa a livello locale delle regioni, La situazione del personale sanitario in Italia è caratterizzata da una crisi di attrattività, soprattutto per le professioni non dirigenti come infermieristica.
Il calo delle domande per infermieristica
Negli ultimi anni per infermieristica si è assistito a una diminuzione delle domande di ammissione ai corsi di laurea, tanto che nel 2025/26 le domande sono state inferiori ai posti disponibili (18.836 domande per 20.409 posti, rapporto domande/posto di 0,92). Questo fenomeno è attribuibile a diversi fattori: a partire dalla retribuzione non adeguata rispetto alle responsabilità (inferiori alla media OCSE), poi gli alti livelli di stress e carichi di lavoro, le scarse prospettive di carriera e riconoscimento sociale, la carenza di organico (ad esempio 8,1 pazienti per infermiere contro uno standard di 6) e la precarietà contrattuale e scarsa attrattività generale. La filiera formativa soffre inoltre di abbandoni e di una perdita di candidati tra domanda e presenza effettiva al test, tanto che si stima che la coorte 2025 produrrà ad esempio solo 13-14 mila laureati in infermieristica, a fronte di un fabbisogno di oltre 25 mila. Per Medicina, la situazione è opposta: nel 2026/27 sono previsti 27.001 posti a fronte di un fabbisogno regionale di 20.842, con uno scostamento positivo di 6.159 unità (+29,6%). Anche per Odontoiatria l’offerta supera la richiesta (1.825 posti contro 1.599 richiesti).
Squilibri anche a livello delle Regioni
Gli squilibri si riscontrano anche a livello territoriale: al Nord e al Centro molti posti rimangono vacanti per carenza di candidati, mentre al Sud la domanda supera l’offerta. Ad esempio, in Lombardia le domande sono 1.956 per 2.538 posti disponibili (rapporto 0,8), mentre in Puglia le domande sono 2.175 per 1.020 posti (rapporto 2,1). Queste differenze sono aggravate dalla scarsa mobilità studentesca tra Sud e Nord. La programmazione universitaria per le professioni sanitarie in Italia nel 2026/27 mostra ancora forti squilibri tra offerta e fabbisogno, sia tra le diverse professioni sia tra le aree geografiche. I dati sulle domande di ammissione si riferiscono sempre all’anno precedente, mentre per l’anno in corso si confrontano solo fabbisogno regionale e posti programmati. La soluzione richiede interventi coordinati su capacità formativa, attrattività e mobilità degli studenti.
