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Dopo decenni di declino, torna a crescere la produzione di gas italiana. Il 2025, secondo le stime di Assorisorse, porta in dote circa 3,3 miliardi di metri cubi nazionali. Vent’anni fa, il 2005 si era chiuso a 12 miliardi di standard metri cubi (smc), in calo rispetto ai 20 miliardi degli anni Novanta. Da allora, un discesa continua: 8 miliardi nel 2010 che diventano 6 nel 2016, 4,4 nel 2020 e poi giù fino ad arrivare ai 2,9 miliardi del 2024 (dati Unmig). Con il calo vistoso della produzione dal mare a causa di limitazioni normative.
Nuovi giacimenti
«L’aumento del 2025 avviene essenzialmente in seguito all’entrata in produzione tra il 2024 ed il 2025 di due nuovi giacimenti: uno offshore operato da Eni, Argo Cassiopea nel canale di Sicilia, e uno onshore operato da Gas Plus, il Longanesi in provincia di Ravenna», spiega Davide Usberti, vicepresidente di Assorisorse. «Questa risalita – continua – è frutto del passato, data da campi che hanno completato l’iter di opere necessario all’avviamento».
I nuovi avvii hanno dinamiche complesse e caratterizzate da iniziale instabilità. A questo proposito, l’impianto Argo Cassiopea di Eni al largo di Gela, dopo l’inizio delle estrazioni nell’agosto del 2024, nel 2025 è passato da 106 milioni di standard metri cubi a gennaio a 34 milioni a settembre (dati Unmig). «Per Eni la gestione degli asset a gas italiani ha come primo obiettivo la messa in campo di azioni che consentano il mantenimento dei livelli produttivi, e che possano sfociare in inversione di trend su alcuni asset – fa sapere l’azienda -. A tal fine sono in corso di valutazione opportunità di sviluppo in concessioni esistenti e già esplorate, anche rese nuovamente disponibili grazie alle recenti modifiche normative. È in questo contesto che si inserisce la produzione di Argo Cassiopea, che ha contribuito e contribuisce all’inversione del trend di produzione del gas italiano». E lo stesso progetto industriale potrebbe essere oggetto di futuri potenziamenti.
Il Pitesai
«Recentemente il nostro Paese ha vissuto un reale sconvolgimento del contesto normativo connesso alle attività del settore a seguito dell’approvazione nei primi mesi del 2019 del cosiddetto Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, ndr) – racconta Usberti -, uno strumento programmatorio che nella sostanza non solo precludeva in numerose aree le attività per la ricerca di nuovi giacimenti, ma condizionava anche la prosecuzione di quelle nelle concessioni produttive o producibili. Solo nella prima parte del 2024 una serie di sentenze amministrative e conseguenti atti legislativi, che consolidavano il superamento del Pitesai, hanno rispristinato un contesto normativo più equilibrato».
C’è quindi da poco più di un anno questo contesto giudicato idoneo al proseguimento delle attività sia per il mantenimento delle concessioni produttive, sia per la riattivazione della ricerca di nuove riserve di gas, vero volano per un aumento stabile dei volumi. «In tal senso recentemente – continua Usberti – gli operatori del settore hanno ripreso la valutazione di programmi di medio e lungo termine volti non solo a rimpiazzare le produzioni destinate a esaurirsi, ma auspicabilmente a invertire il trend di produzione di gas nazionale. A questo fine, resta tuttavia il nodo delle incertezze e dei tempi degli iter autorizzativi. Il permitting, di competenza di enti dello Stato centrali e periferici, impatta fatalmente sui tempi necessari per mantenere i livelli di produzione e svilupparne di nuovi».










