
Un alpinista a processo per la morte della fidanzata durante un’ascesa pericolosa, con possibili ripercussioni legali sulla responsabilità in montagna
Si apre oggi 19 febbraio 2026 a Innsbruck il processo a un alpinista 36enne di Salisburgo accusato di omicidio colposo grave per la morte della fidanzata, deceduta assiderata poco sotto la vetta del Grossglockner durante un’ascensione avvenuta nel gennaio scorso.
Secondo l’accusa, la donna – 33 anni – non arrivò mai in vetta e morì circa 50 metri sotto la croce sommitale.
L’ascesa lungo la cresta Stuedlgrat è stata ricostruita grazie ai dati degli smartwatch della coppia e alla webcam del rifugio Erzherzog-Johann-Huette, che mostrerebbe progressi lenti e diverse ore di ritardo rispetto ai tempi consigliati nonostante condizioni meteo estreme.
Per la procura l’imputato avrebbe commesso nove errori, tra cui la scelta di proseguire nonostante il maltempo e l’equipaggiamento inadeguato della compagna.
Anche la leggenda dell’alpinismo Peter Habeler – primo uomo a scalare l’Everest senza ossigeno insieme a Reinhold Messner – sottolinea che “saper tornare indietro” è fondamentale e definisce impossibile affrontare quel percorso con scarponi da snowboard.







