Sempre più persone, chiedono (e ottengono) la cancellazione totale dei debiti anche se sono completamente incapienti, non hanno cioè nulla da offrire ai creditori. La cosiddetta «esdebitazione del debitore incapiente» cui è possibile ricorrere una sola volta nella vita, è stata introdotta nel Codice della crisi (Dlgs 14/2019) a fine 2020 per dare una seconda chance a cittadini che non hanno nessuna disponibilità economica (attuale o futura) per far fronte ai propri debiti.
Adesioni e cause scatenanti
In cinque anni (dal 2021 al 2025) il numero dei richiedenti è cresciuto in modo esponenziale, passando dalle 159 domande del 2021 alle 1.166 del 2025. E i cittadini che l’hanno ottenuta sono saliti da 24 a 238.
Un trend innescato dalla crescita delle difficoltà economiche ma anche da una maggiore conoscenza delle procedure di sovraindebitamento che consentono la gestione delle situazioni di crisi di persone fisiche, professionisti, imprese agricole e aziende di piccole dimensioni non assoggettabili a fallimento o liquidazione giudiziale.
Si tratta dei percorsi previsti dalla legge 3/2012 (la legge salva-suicidi poi modificata e confluita nel Codice della crisi) cui, nel 2020, si è aggiunta la procedura di esdebitazione dell’incapiente.
Istanze raddoppiate
Ma l’aumento delle domande non ha riguardato solo quelle presentate da chi non ha nulla. Dal 2021 al 2025, le istanze di accesso alle altre procedure di sovraindebitamento (concordato minore, ristrutturazione dei debiti e liquidazione controllata) sono quasi raddoppiate salendo da 4.785 a 9.483. L’iter più utilizzato è la liquidazione controllata cui possono accedere sia i consumatori sia i professionisti e le imprese non fallibili (la ristrutturazione dei debiti è invece riservata ai consumatori mentre il concordato minore si rivolge soprattutto a professionisti e imprese).
