Storie Web domenica, Agosto 9

Pensi alla Prima Repubblica e l’associazione è quasi immediata. Quel manuale per la distribuzione quasi millimetrica del potere e delle poltrone è passata alla storia. Massimiliano Cencelli è morto a Roma nel pomeriggio di sabato 8 agosto: aveva 90 anni. Negli anni Sessanta era funzionario della Democrazia cristiana (Dc) ma il suo cognome resterà per sempre associato a un metodo per assegnare ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti o correnti in proporzione al loro peso politico. L’espressione del manuale è giornalistica ma è entrata a far parte del linguaggio comune. Ma riporta alla mente anche il termine «lottizzazione», di cui il manuale rappresenta forse l’applicazione più scientifica.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Come nacque il manuale

Fu proprio Cencelli a rivelare come nacque il manuale in un’intervista al quotidiano «Avvenire» nel 2003: «Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei “pontieri” – ricordò – così chiamata perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: “chiedetelo a Cencelli”».

Rotondi: il suo manuale resta un capolavoro politico

«Più del leader del partito, Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà. Il suo capolavoro fu un manuale tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato: il manuale Cencelli» commenta Gianfranco Rotondi, ex leader Dc, ora deputato di FdI. «Il manuale Cencelli associava – continua Rotondi – ogni incarico di potere (ministro, sottosegretario, presidente di commissione) a un “punteggio di potere”, consentendo di formare i governi con una corretta distribuzione degli incarichi tra i partiti alleati e le loro correnti interne. Di fatto è ancora in uso, nel senso che la lottizzazione esiste ancora. Massimiliano la rese scientifica, e fu un suo merito, il più celebre, non l’unico: fu onesto e leale, come tutti i funzionari della Dc, una struttura voluta e selezionata da Fanfani, quando decise che il partito-movimento di De Gasperi dovesse divenire il partito-Stato. Il resto è storia d’Italia».

Mastella: il suo manuale andrebbe ristampato

«Addio Massimiliano, con la tua intelligenza politica comprendesti che era necessario valorizzare tutte le sensibilità politiche e un’alleanza era tale solo nel rispetto reciproco. Il tuo manuale era un distillato di grammatica politica applicata. Occorrerebbe ristamparlo perché lo leggano molti nel centro-sinistra odierno». È il saluto del sindaco di Benevento e leader NdC, Clemente Mastella. «La Dc – ricorda il primo cittadino del capoluogo sannita – è stata casa di menti straordinarie come Cencelli, oltre al manuale fu tra i fondatori, con Cossiga e Taviani, della corrente dei pontieri, altra parola-chiave da recuperare, simbolo di brillante sintesi della varietà che la politica sempre esprime e di rifiuto degli odi precostituiti. La sua eredità resta attuale: condoglianze ai familiari».

Napoli: con lui il potere imparò l’importanza dei limiti

«Massimiliano Cencelli è stato per molti anni – ingiustamente, come riconoscono molti dei suoi stessi avversari – il simbolo di un potere inappagabile e mai sazio, avido di perpetuarsi contro ogni logica e volontà elettorale. Doveva arrivare Berlusconi, dovevano apparire sulla scena gli apostoli del bipolarismo e i croupier dell’all-in: chi vince, vince tutto e fa quel che vuole. Cencelli, con il suo celebre “manuale”, ricordò alla Dc, partito a cui si era iscritto nel 1954, che l’essenza del potere in democrazia è data dai suoi limiti e dal loro rispetto. Meglio ancora: quel potere, attribuito dagli elettori, non è una conquista e neppure il bottino di una guerra, è invece lo strumento da usare con parsimonia per rispondere alle esigenze del Paese e far crescere, con il benessere materiale, nuovi spazi di democrazia e di libertà». Così Osvaldo Napoli, della direzione nazionale di Azione.

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