
Cinquemila controlli che hanno scandagliato e sanzionato le zone grigie della filiera agroalimentare: dal mancato rispetto dei termini di pagamento, alla assenza di contratti scritti, o di elementi essenziali del contratto, come il prezzo, troppo spesso dimenticato. L’ortofrutta il comparto maggiormente “attenzionato” con 1.900 controlli, seguito da lattiero-caseario, vitivinicolo, cereali e olio.
A poco più di quattro anni dalla entrata in vigore della direttiva (Ue) 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali, si misurano i primi risultati del giro di vite avviato per garantire una maggiore tutela agli agricoltori e ai piccoli fornitori del comparto agroalimentare.
Il caso più celebre scaturito da questa direttiva è la multa inflitta nel 2024 alla multinazionale Lactalis, attraverso la sua controllata Italatte, cui l’Icqrf inflisse una multa da 74mila euro. Ma non è il solo. A fare il punto durante l’apertura di Fruitlogistica, a Berlino, è proprio il capo-dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, Felice Assenza. Il traguardo dei 5mila check è stato il punto di arrivo di un percorso in crescendo (e non ancora concluso): «138 controlli nel 2022, 500 nel 2023, 800 nel 2024, fino a schizzare a 3600 nell’anno che si è appena chiuso», dice.
«A questa attività va aggiunto anche il rafforzamento della normativa, che si è focalizzata sui punti vendita, in particolare sui mercati all’ingrosso, attraverso la modifica del dlgs 158 per rafforzare la responsabilità dei titolari dei mercati ortofrutticoli», conclude Assenza.
Ma adesso si punta a fare di più, attraverso una armonizzazione dei controlli a livello europeo. La prossima settimana arriverà il voto finale dell’Europarlamento sul regolamento, che punta a rendere transfrontaliero questo tipo di contrasto, per arginare il rischio che Stati extra Ue possano eluderlo, bypassando la direttiva Ue. L’obiettivo, anche in questo caso, è tutelare i piccoli produttori.












