
Il co-fondatore di Microsoft, Bill Gates, affida al suo sito una lunga riflessione di inizio anno: “Mentre iniziamo il 2026, penso a come l’anno a venire ci preparerà per i prossimi decenni”. E pone tre domande, su tre questioni chiave che, a seconda di come il mondo le affronterà, decideranno la traiettoria del progresso futuro.
Le prime due riguardano le disuguaglianze: “Un mondo che diventa più ricco aumenterà la sua generosità verso chi è nel bisogno?”, e poi: “Il mondo darà priorità alle innovazioni su larga scala che migliorano l’uguaglianza?”.
La terza questione chiave riguarda l’Intelligenza artificiale: “Riusciremo a ridurre al minimo le conseguenze negative causate dall’IA, man mano che questa accelera?”.
“Se ci fossimo preparati adeguatamente alla pandemia di Covid, la quantità di sofferenza umana sarebbe stata drasticamente inferiore”, scrive su Gates Notes. “Oggi un rischio ancora maggiore di una pandemia per cause naturali è che un gruppo non governativo utilizzi strumenti di intelligenza artificiale open source per progettare un’arma bioterroristica”.
Lo scorso anno, un gruppo di esperti guidato dalla Nuclear Threat Initiative e dalla Munich Security Conference ha parlato della possibilità di utilizzare strumenti biologici basati sull’intelligenza artificiale, già esistenti ed emergenti, per creare nuovi agenti patogeni con rischi di livello pandemico.
Bill Gates, attivo in varie iniziative filantropiche, riconosce che l’IA è destinata a trasformare la società ma non senza pericoli.
“Le due grandi sfide del prossimo decennio sono l’uso dell’IA da parte di malintenzionati e le ricadute sul mercato del lavoro. Entrambi rappresentano rischi reali da considerare, essendo consapevoli del modo in cui questa tecnologia viene sviluppata, controllata e implementata”.
Per Gates, l’IA sostituirà gli esseri umani nella maggior parte delle attività e il 2026 servirà per abituarsi a tale scenario. “Man mano che l’intelligenza artificiale sviluppa il suo potenziale, potremmo ridurre la settimana lavorativa o persino decidere che ci sono alcuni ambiti in cui non vogliamo utilizzarla. Dovremmo usare il 2026 per prepararci a questi cambiamenti”.











