I megatrend non sono solo una narrazione di lungo periodo: negli ultimi quattordici anni hanno premiato anche gli investitori. È la conclusione di una ricerca realizzata dal Politecnico di Milano in collaborazione con Banor, che ha analizzato oltre 8.000 bilanci delle società dello Stoxx Europe 600 e i relativi rendimenti di Borsa tra il 2011 e il 2025, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale per misurare il grado di esposizione delle aziende a tre grandi trasformazioni strutturali: transizione climatica, digitalizzazione e intelligenza artificiale, invecchiamento della popolazione. Lo studio mostra che la capacità delle aziende di intercettare questi megatrend ha avuto un impatto concreto e statisticamente significativo sulle performance azionarie. Il segnale più forte arriva dalla transizione climatica, le società meglio posizionate per cogliere le opportunità della rivoluzione energetica hanno registrato rendimenti superiori rispetto a quelle più esposte ai rischi del cambiamento, senza assumere livelli di rischio più elevati. In particolare, il portafoglio di titoli growth con maggiore esposizione positiva al megatrend climatico ha più che triplicato il proprio valore nel periodo analizzato.
«Lo studio – commenta Angelo Meda, responsabile azionario di Banor – dimostra che molto spesso identificare le società esposte a un megatrend non è un’attività banale. L’estrapolazione dei dati è sicuramente più semplice rispetto al passato, grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, ma è importante specificare che bisogna saper fare opportune valutazioni e identificare quali sono le tematiche da monitorare effettivamente. Il mercato sconta spesso già i benefici di un megatrend e dunque bisogna monitorarne l’andamento. Se nel settore energetico seguire il trend si è rivelato efficace, è perché la sua evoluzione è stata relativamente lineare nel tempo. Nel settore tecnologico, invece, la continua accelerazione dell’innovazione genera una volatilità più elevata e rende più difficile identificare i titoli vincenti».
Transizione climatica: rendimenti superiori senza rischio aggiuntivo
Il segnale più netto emerge dal megatrend della transizione climatica. In tutti i portafogli oggetto di analisi, le aziende positivamente esposte al trend, produttori di energia rinnovabile, tecnologie low-carbon, pompe di calore, hanno sovraperformato le controparti negative per gran parte dell’orizzonte temporale analizzato, con rendimenti superiori a fronte di una volatilità e un beta sostanzialmente analoghi. Il risultato più emblematico riguarda i titoli growth positivamente esposti, il cui valore ha più che triplicato nell’arco del periodo, mentre i corrispondenti portafogli negativamente esposti hanno chiuso con rendimenti negativi, vicini a -42 per cento. La ricerca interpreta questa dinamica come l’esistenza di un premio di rendimento per le aziende “green” che non trova giustificazione in una maggiore esposizione al rischio sistematico, e che riflette invece una rivalutazione progressiva da parte degli investitori delle prospettive di lungo periodo dei modelli di business orientati alla sostenibilità. Solo nell’ultimo biennio 2024-2025 si osserva un parziale rallentamento dei portafogli climaticamente virtuosi, coerente con l’eccesso di capacità nei mercati delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici e con il rally dei titoli fossili legato alle tensioni geopolitiche.
Digitalizzazione e AI
Per il megatrend della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, il segnale è più recente ma crescente. Gli effetti rilevanti emergono prevalentemente negli ultimi anni del periodo analizzato, a partire dal 2020, quando le aziende con esposizione positiva al trend, in particolare quelle orientate a cloud computing, AI applicata, pagamenti digitali e cybersecurity, hanno iniziato a sovraperformare in modo evidente, seppur con una maggiore volatilità e una correlazione più elevata con i movimenti generali di mercato.
I ricercatori segnalano anche un’anomalia: il portafoglio dei titoli value positivamente esposti al megatrend digitale ha registrato rendimenti sorprendentemente contenuti. Il motivo è in parte metodologico. Nel caso della digitalizzazione, il linguaggio dei bilanci fatica a distinguere l’esposizione genuinamente positiva al trend, aziende che traggono vantaggio strutturale dalla trasformazione digitale, dalla reazione difensiva di imprese tradizionali che dichiarano di investire nel digitale proprio perché ne subiscono la disruption.












