Dopo un mese di gestazione tra limature tecniche e un lungo passaggio alla Ragioneria generale dello Stato, è stato approvato in Cdm il decreto sui commissari straordinari messo a punto dal ministero delle Infrastrutture, dopo un primo esame il 5 febbraio scorso, e tornato ieri sul tavolo di Palazzo Chigi per un via libera finale reso necessario dal restyling sui contenuti che ne hanno cambiato alla radice i connotati. Un semaforo verde salutato con «grande soddisfazione» dal ministro Matteo Salvini e che dà il via libera al nuovo iter per il Ponte sullo Stretto e che conferma «lo stanziamento di 13,5 miliardi per la realizzazione dell’opera a partire dal 2026, in accordo con tutti i dicasteri interessati», come recita una nota di Porta Pia.
La ripartenza dopo lo stop della Corte dei conti
Al centro ci sono sono alcune norme sul collegamento tra Sicilia e Calabria che tiene ancora banco nel dibattito politico, dopo la brusca frenata impressa dalla Corte dei conti che ha costretto il governo a rimettere mano a una nuova delibera in stesura da parte del Mit. Il decreto interviene sull’autorizzazione di spesa già prevista dalla legge di bilancio 2024, rimodulando la distribuzione delle risorse negli anni successivi. Un passaggio necessario dopo lo slittamento in avanti del cronoprogramma, decisivo per agganciare le risorse all’opera che però non potranno sforare la dote di 13,5 miliardi fin qui stanziati per il Ponte e le opere collegate. Nel dettaglio vengono aggiunti 26 milioni per il 2030, 407 milioni per il 2031, 857 milioni per il 2032, 293 milioni per il 2033 e 1,204 miliardi per il 2034. Una rimodulazione dettata dal continuo slittamento dell’avvio del cantiere, inizialmente previsto per il 2024. «Non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori» ha commentato Salvini per il quale il 2026 resta l’anno di avvio dell’opera.
Stop agli extra-costi
Che il decreto non tocchi lo stanziamento previsto lo conferma anche l’ad di Stretto di Messina Pietro Ciucci per cui «a parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro, con il decreto infrastrutture sono stati modulati gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente alle note delibere della Corte dei conti». A definire il perimetro dei costi, il decreto stabilisce che «le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Ma per le opposizioni si tratta di «accanimento terapeutico», come chiosa il dem Marco Simiani che invita il governo a «smettere con annunci e propaganda e concentri le risorse sulle infrastrutture davvero necessarie».











