Storie Web giovedì, Marzo 12

Nonostante decenni di progressi sul fronte dell’uguaglianza di genere, le leve del potere politico globale restano largamente in mani maschili. Secondo i nuovi dati pubblicati dall’Inter-Parliamentary Union (IPU) e da UN Women, nel 2026 solo 28 Paesi nel mondo, tra cui l’Italia, sono guidati da una donna capo di Stato o di governo, mentre 101 Stati non hanno mai avuto una leader donna. 

Il rapporto, diffuso mentre a New York si tiene la 70ma sessione della Commission on the Status of Women (CSW70), mostra come la rappresentanza femminile nelle istituzioni continui a crescere molto lentamente, e in alcuni casi stia addirittura arretrando. A livello globale, le donne detengono solo il 22,4% dei posti nei governi, in calo rispetto al 23,3% registrato nel 2024, interrompendo così una tendenza di crescita graduale. 

Anche nei parlamenti la presenza femminile rimane limitata: le donne occupano il 27,5% dei seggi, appena 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2025, uno dei ritmi di crescita più lenti registrati dal 2017. Il rapporto evidenzia inoltre un arretramento nei ruoli di vertice parlamentare. A gennaio 2026 solo 54 donne ricoprono il ruolo di Speaker, pari al 19,9% del totale, con un calo di quasi quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente: si tratta della prima diminuzione in oltre vent’anni. 

 

Secondo i dati raccolti, la partecipazione politica delle donne continua a essere ostacolata da intimidazioni e ostilità, soprattutto nello spazio pubblico e online. Il 76% delle parlamentari intervistate ha dichiarato di aver subito intimidazioni da parte del pubblico, rispetto al 68% degli uomini, un fattore che scoraggia molte donne dal candidarsi o dall’assumere incarichi di leadership. Anche quando riescono a raggiungere posizioni di governo, le donne sono spesso concentrate in ambiti tradizionalmente associati alle politiche sociali: guidano il 90% dei ministeri dedicati alla parità di genere e il 73% di quelli su famiglia e infanzia, mentre gli uomini dominano portafogli chiave come difesa, affari interni, giustizia ed economia. “In un momento di crescente instabilità globale e di evidente arretramento dei diritti delle donne, escludere le donne dalla leadership politica indebolisce la capacità delle società di affrontare le sfide del nostro tempo“, ha dichiarato la direttrice esecutiva di UN Women Sima Bahous, sottolineando come la piena partecipazione femminile renda le istituzioni più efficaci e resilienti. 

Il rapporto richiama, infine, l’importanza di rimuovere le barriere strutturali che ancora limitano l’accesso delle donne alla politica “dalle leggi discriminatorie alla violenza di genere nella vita pubblica” e di rafforzare strumenti come quote elettorali e riforme istituzionali per accelerare il cambiamento. Proprio la CSW70, il principale organismo intergovernativo delle Nazioni Unite dedicato ai diritti delle donne, rappresenta secondo gli autori del rapporto un’occasione cruciale per invertire la tendenza e rafforzare la presenza femminile nei processi decisionali, condizione ritenuta essenziale per democrazie più inclusive e stabili.

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