Il Pixel Watch 5 è uno di quei prodotti che raccontano poco in fotografia e molto di più al polso. A guardarlo sembra quasi identico al modello precedente: stessa forma circolare, stessa cupola di vetro, stessa idea di smartwatch. Ma il punto è proprio questo. Google non ha provato a reinventarlo. Ha provato a togliere difetti.
La novità più interessante è Gemini, ora più integrato nell’orologio. Alcuni comandi semplici, come avviare un timer, far partire un allenamento, gestire la musica o attivare una routine, possono essere eseguiti direttamente dal Watch. È una differenza piccola sulla carta, ma importante nell’uso quotidiano: meno passaggi, meno dipendenza dallo smartphone, più sensazione che l’orologio capisca cosa vogliamo fare.
Il secondo miglioramento riguarda il GPS. Il sistema a doppia frequenza, insieme agli algoritmi di correzione, riduce gli errori soprattutto in città, tra palazzi alti e strade strette. Per chi corre o pedala è probabilmente la novità più concreta.
Convince anche lo schermo Actua 360, che arriva a 3.000 nit ed è leggibile senza problemi sotto il sole. Buone anche le gesture: il doppio pizzico tra pollice e indice permette di scorrere o rispondere alle notifiche senza toccare il display e funziona meglio di quanto ci si aspetterebbe.
Poi c’è la ricarica. Google promette il 50% in circa 15 minuti. Ed è importante, perché il vero limite resta l’autonomia. Con Always-On Display attivo si viaggia intorno alle 30-40 ore. In pratica significa ancora ricaricarlo quasi ogni giorno. La ricarica rapida attenua il problema, non lo risolve.





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