
«Il mercato è difficile, ma non ci abbattiamo». Al salone Pitti Filati, in corso fino al 23 gennaio alla Fortezza da Basso di Firenze, sono in mostra le collezioni per la primavera-estate 2027 dei filati per maglieria, comparto nel quale sono leader i produttori italiani che infatti dominano la scena (dei 103 espositori 67 sono filature, di cui solo nove straniere).
Il 2025 è stato il terzo anno di flessione per l’industria tricolore dei filati, anche se meno intensa dei precedenti: il fatturato è sceso del 4,1% poco sotto i 2,5 miliardi, con un export del 30% a 744 milioni, in calo del 5,4%. Sono diminuite ancor più le importazioni (-7,9% a 721 milioni), tanto che il saldo commerciale è rimasto positivo (+23 milioni). Il 2026 è partito con qualche speranza di ripresa, anche se i prezzi delle materie prime stanno salendo e le previsioni delle aziende restano prudenti.
«Il prezzo della lana è cresciuto del 10% – spiega Alfredo Botto Poala, titolare della biellese Zegna Baruffa Lane Borgosesia – e anche quello delle altre materie prime sta crescendo, e questo costringerà in prospettiva ad aumentare i listini. Gennaio è cominciato abbastanza bene, ora staremo a vedere». Zegna Baruffa chiuderà il 2025 sugli stessi livelli di fatturato dell’anno scorso (74 milioni di euro, 566 dipendenti).
Leggera flessione per il Gruppo Filidarte di Prato (62 milioni di fatturato aggregato, 170 addetti), promosso dal fondo Ethica Group e formato da tre aziende, Lanificio dell’Olivo, Manifattura Sesia, Servizi e Seta guidate da Alberto Enoch, che al Pitti Filati ha spiegato: «A soffrire sono soprattutto i filati “fantasia” prodotti dal Lanificio dell’Olivo, e infatti abbiamo rivoluzionato la collezione realizzando 27 articoli nuovi. Per il resto il gruppo sta mettendo in atto sinergie sul fronte commerciale, amministrazione e finanza, e sul fronte produttivo. Ora stiamo valutando l’acquisizione di una tintoria e cerchiamo manager per innalzare il livello delle competenze del gruppo».
La sofferenza dei filati “fantasia” si fa sentire sulla Lineapiù di Campi Bisenzio (Firenze), che ha chiuso il 2025 a 22,5 milioni di fatturato (-15%) e ora sta investendo in due direzioni: «Da una parte l’alto di gamma – spiega il patron Alessandro Bastagli – dall’altro fili più commerciali e ripetibili per essere più competitivi. Nel 2026 il mercato sarà ancora incerto».







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