Storie Web venerdì, Gennaio 16
Piombino, il ministero al lavoro sul rigassificatore. Ma è scontro con la Regione contraria alla proroga

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica cerca una soluzione per il futuro del rigassificatore galleggiante ormeggiato a Piombino dal luglio 2023, la Italis Lng di Snam. In attesa di trovare la quadratura, la società guidata da Agostino Scornajenchi ha presentato, a fine 2025, una richiesta di proroga dell’autorizzazione unica che scadrà a luglio in virtù di un accordo, allora sottoscritto dall’ex ministro Roberto Cingolani, che fissava in tre anni la permanenza dell’impianto nel porto della cittadina toscana.

Le ipotesi alternative

Quella deadline si avvicina ora alla scadenza ma nessun sito alternativo, come pure prevedeva quell’intesa, è stato individuato. La soluzione di Vado Ligure che era stata caldeggiata dalla precedente amministrazione regionale e sulla quale era stato raggiunto un accordo di massima è venuta meno, come pure l’ipotesi Gioia Tauro. E, quindi, al momento l’idea di mantenere la Italis Lng a Piombino sembra essere la soluzione più probabile anche se l’ipotesi di un prolungamento ha riacceso lo scontro politico.

Il no alla proroga della Regione Toscana

La Regione Toscana, alla cui guida è stato riconfermato Eugenio Giani, è infatti contraria. «L’ho già confermato in più occasioni, ma ribadisco che io sono contrario a una proroga», ha spiegato l’esponente del Pd che è commissario governativo per il rigassificatore. «Chiedo un appuntamento al ministro Pichetto Fratin – ha aggiunto -per precisare con lui l’opinione contraria e verificare qual è fino in fondo l’opinione del governo». Giani ha ricordato che Snam «ha fatto una richiesta per acquisire dei documenti che le consentono di formalizzare in modo tecnico-scientifico» la richiesta di proroga, e ha detto che la Regione esprimerebbe «sicuramente» parere contrario, nel caso in cui venisse convocata una conferenza dei servizi per il riesame dell’autorizzazione. «Sono convinto, e lo dirò pacatamente e serenamente al ministro Pichetto Fratin – ha concluso -, che la Toscana abbia già dato. Ormai la banchina del porto di Piombino deve servire per la reindustrializzazione, per il polo siderurgico, quindi è bene che il governo pensi a un altro sito».

La contrarietà del sindaco di Piombino

Sulla stessa linea anche il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, da sempre contrario all’infrastruttura. «Non possiamo nascondere la nostra contrarietà, soprattutto perché il rispetto dei tempi stabiliti era per noi un punto dirimente e un impegno che il territorio aveva accettato forzatamente, nella speranza che si trattasse di una soluzione straordinaria e limitata a tre anni». Piombino, ha aggiunto, «ha ospitato un’infrastruttura impattante proprio perché era stato chiaramente definito un termine certo. Oggi quello stesso presupposto rischia di venire meno ed è un fatto che non possiamo accettare con leggerezza. Ci confronteremo con il Governo e con la Regione e nel caso in cui dovesse prospettarsi una permanenza oltre i termini stabiliti, pretenderemo il pieno rispetto di tutte le autorizzazioni previste dalla legge e garanzie puntuali e verificabili sul piano della sicurezza e della tutela ambientale».

La partita della sicurezza energetica

La partita, dunque, resta aperta e il ministero è al lavoro per chiudere il cerchio. Tenendo ferma la barra della sicurezza energetica, rispetto alla quale il rigassificatore di Piombino è risultato cruciale anche nell’ottica della necessaria diversificazione dopo la decisione della Russia di ridurre i flussi di gas destinati all’Europa. Solo a Piombino nel 2025 sono arrivati 43 carichi di gas naturale liquefatto rispetto ai 221 complessivi accolti da tutti i terminali italiani con il Gnl che, lo scorso anno, ha coperto il 32% della domanda di gas della penisola, rispetto al 19% del 2022. Il tasso di utilizzo del terminale è stato pari al 90% nel 2024 e al 100% nel 2025: nelle prime due settimane di quest’anno sono già arrivati due carichi.

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