Il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, lo ha definito «l’attacco più massiccio» sulla capitale dall’inizio della guerra e ha proclamato per oggi il lutto cittadino. Per l’ambasciatrice dell’Unione europea in Ucraina, Katarina Mathernova, la Russia ha scatenato «l’inferno su Kiev». Quel che è certo è che il bilancio di undici ore di raid con droni, missili balistici e da crociera è già pesantissimo: almeno trenta morti e una novantina di feriti, secondo il capo dell’amministrazione militare della capitale, Tymur Tkachenko. Mosca li ha giustificati come una risposta ai recenti attacchi ucraini a infrastrutture energetiche in territorio russo, ma non sono stati risparmiati edifici residenziali, una stazione di ambulanze, un hotel storico nel centro di Kiev.
L’attacco, a pochi giorni dal vertice Nato di Ankara, riporta al centro dell’attenzione, se mai ce ne fosse bisogno, il dossier ucraino, in particolare quello della difesa antiaerea che Kiev vorrebbe potenziare, come il presidente, Volodymyr Zelensky, ha subito ribadito ieri.
L’offensiva russa su vasta scala, peraltro preannunciata da Zelensky nella conferenza stampa tenuta all’inaugurazione della presidenza irlandese della Ue a Dublino, è iniziata nella tarda serata di mercoledì con un attacco di droni al quartiere storico della capitale, che ha spinto la popolazione a cercare riparo nei rifugi e nelle stazioni della metropolitana; poi sono iniziati i lanci di missili balistici e da crociera, intervallati da nuove ondate di attacchi con sciami di droni che sono proseguiti fino all’alba.
Secondo le prime stime, si contano 130 edifici danneggiati, compreso un edificio residenziale di nove piani crollato, una stazione di ambulanze (feriti tre paramedici e tre autisti), un deposito di aiuti umanitari della Croce Rossa, l’Istituto nazionale di biochimica, un hotel storico, punto di riferimento dell’architettura ucraina di inizio Novecento. Colpite anche basi militari e installazioni energetiche, gli unici obiettivi ammessi dalla Russia. Trenta i morti contati all’alba di venerdì, una novantina i feriti, compresi alcuni bambini.
Nel complesso, secondo i dati forniti dalle autorità militari, l’Ucraina ha abbattuto 48 missili sui 74 lanciati complessivamente e 476 droni su 496. Una percentuale che rimane relativamente elevata, ma che non ha impedito agli altri di colpire più di trenta siti. Da qui la richiesta ribadita da Zelensky agli alleati, in particolare agli Stati Uniti: gli attacchi – ha scritto il presidente in un post su X – hanno mostrato che la fornitura di difese aeree all’Ucraina resta una priorità assoluta. «È particolarmente importante – ha aggiunto – procedere con l’attuazione dei nostri accordi sulla produzione di sistemi antibalistici. Contiamo inoltre moltissimo su una decisione da parte degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i sistemi Patriot e ad altre forme di cooperazione».