
L’arresto dell’ex prefetto
Pochi mesi fa l’inchiesta della Procura di Palermo si è arricchita di un nuovo, ulteriore, tassello. Il 24 ottobre è stato arrestato un prefetto in pensione, Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra mobile di Palermo. L’accusa è di avere depistato le indagini sull’omicidio Mattarella. Sentito dai pm di Palermo sul guanto trovato il giorno del delitto a bordo della Fiat 127 utilizzata dai killer, mai repertato né sequestrato, Piritore avrebbe reso dichiarazioni «rivelatesi del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali (anche) al rinvenimento del guanto (mai ritrovato)», come scrive la Procura diretta da Maurizio de Lucia.
La cerimonia di ricordo a Palermo
Palermo ha ricordato il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella con una cerimonia sul luogo dell’agguato, in viale Libertà. Alla cerimonia hanno partecipato il figlio Bernardo, i nipoti dell’ex presidente della Regione, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani, il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, i magistrati Lia Sava, procuratrice generale presso la Corte d’appello di Palermo, il presidente della Corte d’Appello Matteo Frasca, Antonio Balsamo, sostituto procuratore generale in Cassazione, in procinto di essere nominato presidente della corte d’Appello di Palermo e l’ex sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, attualmente europarlamentare, che con Mattarella ha fatto i suoi primi passi in politica.
Il ricordo della politica
«Quarantasei anni fa, il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, veniva barbaramente ucciso dalla mafia mentre si recava a messa con la famiglia. Fu colpito nel tentativo di fermarne le idee e il suo impegno a difesa della legalità. Oggi il suo esempio continua ad essere un faro per il Paese. Ricordarlo non è un rito, non è solo un dovere, ma una precisa responsabilità verso le nuove generazioni», ha sottolineato il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Contrastare l’illegalità significa anche rinnovare la consapevolezza che le Istituzioni sono un bene collettivo e che difenderle è un dovere di ciascuno. Anche nella memoria, si rinnova il nostro impegno». «Il 6 gennaio del 1980 si consumò, per mano della mafia, il vile assassinio di Piersanti Mattarella. Dopo quarantasei anni la sua figura rappresenta ancora un luminoso esempio di passione civile e impegno politico. I suoi ideali di giustizia e legalità, perseguiti con grande rigore morale, continuano a ispirare tutti coloro che ogni giorno si oppongono alla violenza e alla prevaricazione della criminalità organizzata, e difendono a costo di ogni sacrificio i valori su cui si fonda la nostra democrazia», ha scritto su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Piersanti Mattarella rimane un punto fermo il suo profilo umano e istituzionale, non solo nella memoria dei suoi conterranei. La serietà dell’impegno pubblico, la coerenza delle scelte, il rifiuto di ogni logica di convenienza e l’impegno antimafia hanno segnato un modo alto di intendere la politica, orientato al bene comune e al rispetto delle istituzioni. Venne colpito poco dopo essere stato isolato da quella stessa sinistra che aveva portato nella maggioranza di governo alla Regione Siciliana. Il suo patrimonio di valori civili e morali resta ancora oggi di straordinaria attualità», ha dichiarato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.
«Nell’anniversario del suo assassinio ricordiamo Piersanti Mattarella attraverso alcuni spezzoni del discorso che fece davanti al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, pochi mesi prima dell’agguato del 6 gennaio 1980. Da queste chiare e forti parole si evidenzia la figura di un uomo delle istituzioni che seppe interpretare la politica come servizio rigoroso e di responsabilità morale. Da Presidente della Regione Siciliana, Mattarella pretendeva regole chiare, lavorava per modernizzare l’amministrazione regionale sottraendola a pratiche opache e clientelari. La sua azione era guidata dall’idea che la legalità non fosse un principio astratto, ma il fondamento concreto di una buona amministrazione», ha sottolineato Chiara Colosimo, presidente Commissione Parlamentare Antimafia, in un post su Instagram. «La sua azione, fondata su rigore, trasparenza e rispetto delle istituzioni, resta un riferimento alto per chi crede in una Sicilia e in una Italia libere dalla criminalità organizzata. Il suo esempio continua a richiamarci al dovere della legalità e del servizio al bene comune», ha scritto sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa. «Uomo delle istituzioni, seppe opporre alla criminalità organizzata il rigore dell’azione amministrativa, la trasparenza e una profonda dirittura morale. Il suo esempio resta un richiamo attuale all’impegno per la legalità, la buona politica e il servizio al bene comune. Al Presidente Sergio Mattarella e a tutti i familiari rivolgo il mio pensiero e la mia vicinanza», ha sottolineato il presidente della Camera Lorenzo Fontana. La senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan ha voluto ricordare l’uomo delle istituzioni: «Mattarella ha dimostrato che si può governare con rigore, onestà e rispetto delle regole anche nei contesti più difficili. Ricordarlo oggi significa non abbassare la guardia nella lotta alla mafia e continuare a difendere i valori della legalità e della buona politica».
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