
“Ci siamo resi conto che l’innalzamento delle pene, lo stress sul sistema penale, non produce: prima di tutto perché le pene necessariamente devono essere proporzionate ed equilibrate e perché ci si scontra poi con l’applicazione giudiziaria. Ecco perché stiamo molto potenziando gli strumenti di prevenzione amministrativa”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ospite di Rete4, parlando delle misure contenute nel ‘pacchetto’ sicurezza approvato la scorsa settimana in Cdm, e, in particolare del fermo preventivo.
“E’ uno strumento in più – ha spiegato il ministro – significa la possibilità di fermare prima le persone e trattenerle per 12 ore, ovviamente se ci sono degli elementi concreti, dice la legge come l’abbiamo scritta, per cui si possa immaginare che la persona possa essere indirizzata verso la commissione di reati in occasione di manifestazioni di quel tipo”, anche nel caso di un “incensurato perché, ovviamente i precedenti specifici sono un indizio molto molto significativo, ma anche trovarlo addosso con chiavi inglesi, mazze, bastoni e martelli come è successo”.
Polizia non deve mettersi su stesso piano dei violenti
Sempre in riferimento al pacchetto sicurezza, Piantedosi ha sottolineato, parlando degli agenti in servizio nelle piazze ha sottolineato che: “Intervenire nell’immediatezza è complicato, la polizia in quel momento è schierata per contenere le violenze, per evitare che ci sia il più possibile il contatto con i manifestanti. Non è che manchino le attività di indagine, perché nei tempi dovuti le persone che hanno fatto quello che hanno fatto vengano assicurate alla giustizia. La Polizia è la Polizia di uno stato democratico e civile e non deve mai vivere la tentazione di mettersi sullo stesso piano dei manifestanti e dei violenti. Ha degli strumenti che a volte possono essere anche esercitati in maniera postuma. Abbiamo cercato con la norma che abbiamo proposto di recente di rafforzare questi strumenti”
Assalto alla Cgil fu un fatto gravissimo, ma c’è disparità di trattamento
“Quel fatto fu gravissimo, anche per la potenzialità evocativa, l’assalto ad una sede sindacale”. Così il ministro dell’Interno ha definito l’assalto alla sede della Cgil a Roma avvenuto il 9 ottobre del 2021. A chi gli ricorda il caso giudiziario scaturito dall’assalto alla sede sindacale e quello inerente i fatti avvenuti a Torino il 31 gennaio scorso, “è evidente che c’è una disparità di trattamento, non c’è dubbio dal mio modo di vedere, almeno nell’evidenza fattuale. E’ evidente e non vorrei che dietro ci fosse una questione di differenziazione a seconda della colorazione delle manifestazioni”.
Aggressione al quartiere San Lorenzo di Roma, cittadini abbiano fiducia
Il ministro poi parlando del 22enne che sta terrorizzando il quartiere romano di San Lorenzo con aggressioni improvvise e immotivate ai danni di giovani donne, ha tenuto a sottolineare che: “E’ un caso emblematico. Noi questo signore lo avevamo intercettato, espulso, liberato da una decisione giudiziaria che gli aveva riconosciuto la protezione speciale, trattenuto presso il Cpr, liberato per le sue presunte condizioni di salute. Ma io ai cittadini di San Lorenzo dico: ‘ci stiamo lavorando’, abbiano fiducia. E poi ha aggiunto: ”Ora è in ospedale perché adduce condizioni di salute che non gli consentono di uscire. Questo caso è uno dei casi che trattiamo in una delle parti della normativa che abbiamo introdotto – sottolinea – cioè la possibilità di prevedere, disposta dal giudice come misura di sicurezza accessoria, la pena detentiva scontata, l’espulsione diretta”.
Migranti, obiettivo 10mila espulsioni quest’anno
Proprio in materia di espulsioni Piantedosi spiega: “L’anno scorso siamo arrivati a circa 7mila, ho dato l’obiettivo ai miei uffici di arrivare almeno a 10mila espulsioni quest’anno, e soprattutto percorrere quello che proprio in Libia e in Tunisia stiamo facendo con numeri importanti, i rimpatri volontari assistiti, quindi non solo quelli forzosi, quelli che prevedono con l’aiuto delle organizzazioni internazionali il convincimento della persona”.
Sabotaggio treni, convergenza fra fatti Torino, Milano e treni
“C’è sicuramente a mio modo di vedere una convergenza verso un unico obiettivo” ha detto il ministro dell’Interno su un possibile collegamento tra i fatti avvenuti a Torino e a Milano e l’episodio riguardante le ferrovie a Bologna. “Se c’è una regia unica – ha rilevato il ministro – lo diranno poi gli inquirenti che stanno investigando: tutto quello che è accaduto lo stanno analizzando alla luce di tutto quello che è emerso, quindi con un’osservazione che, sicuramente, successivamente è più facile rispetto alla necessità del momento di contenere i fatti”. Quanto ai casi inerenti, in particolare, le linee ferroviarie, Piantedosi ha osservato che “sono fenomeni in crescita negli ultimi tre anni”.










