Storie Web giovedì, Aprile 3
Notiziario

Maggioranza e opposizione divise sulla risoluzione annuale sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune europea approvata a Strasburgo con 399 voti a favore, 198 contrari e 71 astenuti. Favorevoli al testo gli eurodeputati di Forza Italia e del Partito democratico con l’eccezione dei due eurodeputati indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio. Astenuta l’intera delegazione di Fratelli d’Italia. Contrari invece la Lega, il M5s e Avs.

Pd, tiene mediazione tra no ReArm e ok voto finale su Relazione Ue

No all’emendamento a favore del riarmo e sì nel voto finale sulla “Relazione annuale sulla politica di sicurezza e difesa”. Questa la mediazione che ha evitato nuove spaccature, dopo quella lacerante di alcune settimane fa, nella delegazione Pd in Europa guidata da Nicola Zingaretti. Un’articolazione nelle votazioni che ha consentito alla maggioranza dem di riaffermare la contrarietà al piano Von der Leyen, che secondo la segretaria Elly Schlein necessita di una “revisione radicale”, come chiesto nella risoluzione Pd votata a Montecitorio nei giorni scorsi. Ma che soddisfa anche l’area riformista con il sì -in linea stavolta con la famiglia socialista europea- nel voto finale sulla Relazione, documento ampio in 61 pagine che comprende tutti gli aspetti della politica estera europea, dall’Ucraina al Medio Oriente. Dice il responsabile Esteri della segretaria Schlein, Peppe Provenzano: «Il Partito democratico ha più volte chiarito, nelle sedi politiche e parlamentari, la sua linea di contrarietà alla corsa al riarmo dei singoli Stati e di impegno per la costruzione di una vera difesa europea. Bene il voto contrario agli emendamenti che ripropongono l’impianto iniziale di Von der Leyen, che invece necessita di una radicale revisione».

L’area riformista enfatizza un altro aspetto della giornata di oggi a Strasburgo. Sebbene il Pd abbia messo agli atti il no all’emendamento a favore del riarmo, quell’emendamento è però stato approvato dalla plenaria, entrando di fatto nel testo finale della Relazione. Tanto che i due “indipendenti” Marco Tarquinio e Cecilia Strada hanno votato contro la Relazione, mentre tutto il resto della delegazione dem ha votato a favore

M5s: noi con coerenza contro Rearm Eu

Voto contrario su tutta la linea da parte del M5s. “Il Movimento 5 Stelle ha votato con coerenza e orgoglio contro i due rapporti votati al Parlamento europeo sulla politica estera e di difesa. Quest’ultimo, in particolare, è un inno alla guerra che chiede ai Paesi membri di preparare le famiglie e i giovani con esercitazioni e iniziative che facciano partecipare la società civile a questo sforzo bellico». Si legge in un comunicato della delegazione dei Cinque Stelle al Parlamento europeo. «Vergognoso inoltre l’approvazione dell’emendamento del PPE che accoglie con favore il piano RearmEU della Commissione europea che stanzia ben 800 miliardi per l’escalation militare e porterà a dolorosi tagli alla spesa sociale e agli investimenti. Noi abbiamo – si legge ancora – abbiamo votato no al testo finale anche perché contiene questo emendamento e sabato 5 aprile saremo in piazza con migliaia di cittadini per suonare la sveglia a quest’Europa della guerra e delle armi».

Fidanza (FdI): nel testo sulla difesa critiche a Usa, noi astenuti

Le critiche all’amministrazione Usa contenute nella relazione hanno indotto invece Fdi all’astensione. «Ci siamo astenuti perché purtroppo i numerosi emendamenti presentati alla lunghissima relazione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune hanno contribuito a sbilanciare un testo che nel suo impianto di base andava nella giusta direzione, presentando i progressi compiuti nell’attuale contesto geopolitico e di sicurezza, così come le numerose sfide da affrontare, a partire dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina alla necessità di rafforzare la sicurezza europea. Mi riferisco in particolare alle varie critiche nei confronti dell’amministrazione americana, così come al superamento dell’unanimità in Consiglio e anche alle previsioni di un aumento repentino delle spese militari incompatibile con i nostri vincoli di finanza pubblica». Lo scrive il capogruppo di FdI alla camera, Carlo Fidanza, commentando la posizione del partito Strasburgo

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