Inizia a prendere forma il primo tassello del puzzle che comporrà il Piano casa del governo, per la parte dedicata alla riqualificazione delle case popolari, e che prima della pausa estiva, alla fine del mese scorso è planato sui tavoli di una riunione della Cabina di regia al ministero delle Infrastrutture. I motori sono caldi, al punto che il Commissario Felice Squitieri, regista della partita, è stato ospite del Tavolo dei territori della Lega, dove «ha illustrato le linee di lavoro del Piano» nonché, per l’appunto, «il primo bando da 700 milioni di euro», come riferisce una nota del Carroccio a firma di Stefano Locatelli, responsabile degli Enti locali del partito. Sul calendario sono cerchiati in rosso i primi giorni di settembre: è alla ripresa dopo la sospensione estiva che è attesa, infatti, la pubblicazione del bando da 700 milioni per la ristrutturazione delle case popolari inagibili. Solo in un secondo tempo, ancora tutto da definire, arriverà il secondo bando da 270 milioni, dedicato all’edilizia residenziale sociale.
Ma andiamo per ordine. Secondo fonti vicine al dossier, la ripartizione delle risorse dovrebbe avvenire in due fasi. Una prima quota da 700 milioni sarà distribuita tra le Regioni sulla base della consistenza del patrimonio Erp, utilizzando come riferimento i dati dell’ultimo censimento disponibile, risalente al 2021, che comprende anche gli alloggi gestiti dai Comuni. Una volta definito il riparto territoriale, saranno poi individuati gli interventi da finanziare sulla base degli immobili indicati a livello regionale.
I destinatari delle risorse saranno le aziende casa, gli enti “in house” e i Comuni proprietari o gestori del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Saranno questi soggetti a presentare le candidature, indicando l’elenco degli immobili sui quali intervenire, la tipologia dei lavori e i tempi di realizzazione: a chiedere la presentazione di questi elenchi sarà un avviso, preparato da Invitalia (il soggetto attuatore di questa gamba del Piano), in raccordo con il Mit.
L’architettura è articolata. Oltre a concentrare le risorse sugli alloggi immediatamente recuperabili, c’è poi anche un tema di equilibrio territoriale. L’incastro dovrà bilanciare l’esigenza di finanziare immobili sparsi sul territorio, evitando però che alcune Regioni drenino tutte le risorse disponibili: l’esempio più facile è quello della Lombardia che avrebbe il fabbisogno per spendere da sola tutti i primi 700 milioni. Stessa cosa anche in altre Regioni, come Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte o Toscana. Dall’altro lato, bisognerà anche evitare che i fondi vengano assegnati a Regioni che non hanno sufficienti immobili inagibili per spenderli. L’obiettivo finale è ridurre il numero di immobili oggi inutilizzati, perché bisognosi di manutenzione straordinaria o di interventi di riqualificazione. Ed è anche su questo che si starebbe ragionando.
L’orientamento sarebbe quello di prevedere pagamenti a stato di avanzamento dei lavori (Sal), con un calendario così articolato: anticipo del 15%, il 25% a gennaio e il 45% a luglio, mese entro il quale il cantiere dovrà essere avviato, pena la revoca delle risorse. Il saldo infine sarà incassato ad alloggio assegnabile. Altro punto importante allo studio riguarda le famiglie in lista d’attesa. L’avvio dei lavori di ristrutturazione porterà a un’assegnazione contemporanea degli alloggi, facendo scorrere le graduatorie (che oggi contano circa 300mila famiglie in coda). In questo modo, dopo la riqualificazione sarà possibile impegnare subito gli alloggi, evitando di generare un problema collaterale di occupazioni abusive.













