Pezzo dopo pezzo, si compone il mosaico del Piano casa. E si delineano i vari progetti che costellano il programma per l’abitare messo a punto dal governo Meloni. Un miliardo di euro andrà al service housing, gli alloggi a disposizione di un esercito di lavoratori che oggi vivono una vera e propria crisi della mobilità a causa dei prezzi troppo alti degli affitti nelle città più attrattive dal punto di vista occupazionale. Saranno impiegati così i fondi in arrivo dall’ultima rimodulazione del Pnrr (si veda «Il Sole 24 Ore» del 4 giugno scorso): originariamente destinati alla Rosco, la società pubblica chiamata ad acquistare e poi noleggiare i treni, saranno invece utilizzati, stando alle intenzioni del ministero delle Infrastrutture, per uno dei pilastri più strategici del Piano casa, quello dedicato ai lavoratori fuori sede.
In attesa della conversione
I dettagli sono in corso di definizione e confluiranno in un emendamento da inserire nella legge di conversione nel decreto 66/2026, in discussione in commissione Ambiente alla Camera: ieri si è svolta l’illustrazione delle proposte di modifica. Le votazioni dovrebbero partire la prossima settimana, anche se i relatori (Dario Iaia, Fdi, Erica Mazzetti, Fi, ed Elisa Montemagni, Lega) sono in attesa dei pareri del Governo. Per questa settimana, dunque, i motori sono spenti. La prossima però bisognerà correre per centrare l’obiettivo della conversione entro l’8 luglio.
Il Fondo nazionale dell’abitare
Il veicolo dell’operazione dovrebbe, comunque, essere il Fondo nazionale dell’abitare (Fna), un fondo comune di investimento immobiliare dedicato all’edilizia residenziale a prezzi accessibili, gestito da Cdp Real Asset Sgr. Si tratta di un fondo con caratteristiche particolari, perché è assistito dalla garanzia di InvestEu, che va a coprire parte del rischio, e perché è stato qualificato come “Member State comparment”, cioè può essere assegnatario di risorse del Pnrr. Dai fondi della Rosco, di competenza del Mit, arrivano circa 1,2 miliardi: 200 milioni saranno utilizzati per il programma del Pnrr dedicato all’efficientamento energetico delle case popolari. Visto l’eccesso di richieste registrato in questi mesi, sarà destinatario di un nuovo filone di risorse. Quello che resta (per l’appunto, un miliardo) andrà ad alimentare un comparto specifico del Fna, dedicato alle case dei lavoratori.
Sostegno alla classe media
Proprio degli sviluppi del Piano casa e del suo legame con il mondo del lavoro ha parlato ieri Antonino Turicchi, amministratore delegato della Sgr di Cdp protagonista di questo programma: «Sta emergendo una nuova area di vulnerabilità: quella della classe media. Giovani professionisti al primo impiego e intere categorie di lavoratori – infermieri, insegnanti, forze dell’ordine – svolgono un ruolo essenziale per il funzionamento delle nostre città, ma spesso non possono permettersi di viverci. Non si tratta solo di una questione di disagio sociale, ma di un tema di competitività del Paese». La risposta a queste esigenze è legata all’affordable housing, «un’offerta abitativa con canoni inferiori a quelli di mercato ma superiori al cosiddetto social housing – ha detto ancora -. Una soluzione particolarmente adatta ai progetti di service housing, pensati per sostenere la mobilità del lavoro, che stiamo cercando di sostenere attraverso il Fondo nazionale dell’abitare».
Ad oggi attraverso i suoi fondi, Cdp Real Asset ha già contribuito alla realizzazione di oltre 12mila alloggi di social housing su un programma complessivo pari a 19mila appartamenti a condizioni calmierate. Del Piano casa ieri ha parlato anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. Sottolineando che la proprietà privata diffusa «rappresenta una delle caratteristiche peculiari del nostro Paese» e che «continua a garantire la gran parte dell’offerta abitativa». Per sostenerla sarà essenziale il ruolo del Ddl sul rilascio degli immobili (in discussione al Senato) che prevede «maggiori tutele per i proprietari». A quel testo, però, andranno affiancati «sgravi fiscali per le locazioni (sull’Imu in primis) e contributi per gli inquilini più bisognosi».












