Storie Web mercoledì, Marzo 4

Il mondo dei club deal vive una fase turbolenta. Negli ultimi anni in un mercato asfittico sul fronte delle quotazioni quella dei club deal è stata una modalità di investimento diretto in imprese non quotate fatto da un gruppo di privati con una visione condivisa (talvolta con sponsor finanziario) per apportare capitale di rischio in una Pmi e conseguire plusvalenze con l’exit.

Tra le ragioni del successo c’è sicuramente la possibilità di accedere a opportunità percepite come “esclusive” che riguardano Pmi in fasi di sviluppo prima dell’eventuale quotazione in Borsa. Nel 2024 quasi l’8% dell’operazioni di private equity sono state realizzate tramite club deal.

La stretta fiscale

Ora però «la stretta prodotta dalla Legge di Bilancio 2026 sui dividendi e le plusvalenze per le holding familiari, i family office e gli accordi di club deal – sottolinea Stefano Massarotto, partner dello studio legale tributario Facchini Rossi Michelutti – provoca una multipla imposizione economica sugli utili societari». In sostanza, le nuove norme andrebbero a penalizzare molti veicoli di investimento, in particolare quelli che riuniscono gruppi di imprenditori o famiglie che spesso detengono quote minoritarie ma con un ruolo determinante nel finanziamento delle aziende target. In questo contesto avanza l’opzione Fia (Fondi di investimento alternativi).

«L’investimento attraverso società holding è penalizzato per investimenti in partecipazioni sotto determinati limiti – dettaglia Pasquale Salvatore, partner PwC Tls Tax -. Il regime di esclusione da tassazione del 95% dei dividendi e di esenzione del 9% delle plusvalenze resta applicabile infatti solo alle partecipazioni al capitale non inferiori al 5% oppure in caso di detenzione di partecipazioni con un valore fiscale non inferiore a 500 mila euro. L’istituzione dei Fia (soprattutto di diritto lussemburghese) è un trend in continua crescita già da qualche anno. La modifica restrittiva potrà rappresentare un ulteriore elemento di valutazione ma non è, di per sé, determinante per le scelte di famiglie, investitori privati e family office». Come spiega Salvatore le ragioni che portano a considerare la costituzione di Fia sono piuttosto da ricercare nella costante evoluzione delle strategie di gestione del patrimonio e nella maggiore esigenza di professionalità nelle scelte di investimento.

I vantaggi

Ricorrere ai Fia offre anche altri vantaggi: «In primis permettono di ricondurre il club deal all’interno di un perimetro regolato, superando molte criticità fiscali e interpretative. In particolare, il Fia mono-investimento mantiene la logica del club deal (investimento deal by deal con coinvolgimento degli investitori) inserendoli però in un veicolo vigilato, con regole chiare di governance, trasparenza e gestione dei conflitti di interesse. In questo modo, il Fia fa si che il club deal sia replicabile nel tempo, anche perché rende ordinato e sostenibile l’investimento collettivo», dettaglia Rinaldo Sassi, Ceo di Scouting Capital & Family Advisor.

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