Storie Web sabato, Gennaio 17
Peg Perego va al Mimit, a marzo scade la cassa

Torneranno il prossimo febbraio per la terza volta convocati al Mimit (ministero delle Imprese del made in Italy) i vertici di Peg Perego e i sindacati. Dopo gli incontri di luglio e novembre 2025 ora si attende una proposta, un progetto di riconversione industriale, che servirà per poter accedere agli eventuali aiuti statali messi a disposizione a livello nazionale. «Finora l’azienda non ha fatto alcuna proposta ma i tempi ormai sono agli sgoccioli perché non abbiamo più ammortizzatori sociali. Il prossimo 30 marzo scade l’ultima tranche di cassa integrazione che abbiamo a disposizione», spiega Adriana Geppert della Cgil-Fiom, che da anni segue la vertenza sindacale.

Attualmente la storica azienda, tra le più note produttrici italiane di passeggini, seggiolini, culle, conta due stabilimenti: il primo ad Arcore con 210 dipendenti di cui 70 dichiarati in esubero; il secondo a San Donà di Piave che ha già vissuto un processo importante di ristrutturazione che ha portato a dimezzare il personale impiegato nel 2024.

Per la casa fondata nel 1949 da Giuseppe Perego, disegnatore industriale alla Falk, ormai la crisi è conclamata da anni. «Si produce ancora – racconta Geppert – e ci sono ancora alcune linee di montaggio attive ma molte parti vengono importate dalla Cina e qui si assembla e basta. La parte produttiva si è progressivamente rimpicciolita». Dopo il boom registrato negli anni del Covid, è arrivato il crollo del mercato. «Oltre alla diminuzione della domanda – aggiunge la sindacalista – legata al trend demografico in corso da oltre 25 anni, la principale minaccia arriva dalla concorrenza cinese». E contro i prodotti cinesi è difficile competere, anche a scapito della qualità. «I dazi di Trump, inoltre, hanno interrotto la fornitura di semi-lavorati a un’azienda in Messico che serviva il mercato statunitense».

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